Storia di una bimba mai nata. La mamma: “Chiedo solo giustizia”

cimitero3E’ passato più di un mese da quella notte. Adesso che i giornali non ne parlano più, che il caso non fa più “notizia”, Alessia (il nome è di fantasia) ci contatta per raccontarci la sua storia. Chiedendo giustizia, per sé e per la sua piccola. “Voglio solo che si sappia la verità, che si faccia giustizia”. Alessia ha solo 24 anni, è una giovane ragazza di Nettuno, già mamma di una bimba di un anno e mezzo. Poco più di un mese fa ha perso la sua bambina al sesto mese di gravidanza. I medici del Riuniti hanno parlato di aborto spontaneo. Era l’8 maggio. “Poco dopo le 23 ho iniziato a sentire dei dolori fortissimi – racconta – ho iniziato a perdere sangue, ho visto la testolina che iniziava ad uscire. Mio marito ha chiamato l’ambulanza, che è arrivata verso mezzanotte e mezza. Arrivata in ospedale ad Anzio mi hanno portato d’urgenza in sala parto e non c’era più nulla da fare. Mia figlia è nata morta. La bimba aveva una malformazione, ma nessuno mi aveva mai detto nulla. Ero seguita dal consultorio, non potevo permettermi un ginecologo privato. Negli ultimi controlli mi era stato detto che tutto procedeva bene. Nessuno mi ha mai parlato di malformazioni. Ho avuto delle minacce di aborto a Capodanno, ma dopo un periodo di riposo il rischio era rientrato”. Subito dopo il parto però Alessia vive uno shock tale che in un primo momento comunica al personale dell’ospedale di non voler dare una sepoltura alla bambina. Il corpicino della piccola, a causa della malformazione, è irriconoscibile. Il regolamento di polizia mortuaria stabilisce che se nelle 24 ore i genitori non danno il consenso alla sepoltura, si provvede allo smaltimento come rifiuto speciale ospedaliero. Fino al 24 maggio il corpicino della piccola Sara (il nome è di fantasia) viene tenuto sotto sequestro per l’autopsia. In concomitanza con il dissequestro la mamma, superato lo shock, ritrova la lucidità e cambia idea. Vuole che sua figlia disponga di una sepoltura. Ottiene il nulla osta e si reca in Comune a Nettuno, per chiedere un sussidio economico. La pratica costa 440 euro. “Mio marito guadagna 1000 euro al mese, con 500 paghiamo l’affitto e abbiamo un’altra bimba da mantenere. Ai servizi sociali mi rispondono in maniera sgarbata, dicendo che non rientro, in base al mio Isee, nei casi che possono usufruire del fondo previsto per legge, e che comunque la trafila per ottenerlo era lunga e ci sarebbero voluti mesi. Mi suggeriscono di farmi aiutare dai familiari per il funerale, ma mio padre è disoccupato da anni, e se avessi avuto qualcuno che poteva darmi una mano non mi sarei rivolta in Comune. Non ho trovato un briciolo di umanità”.

 

evdAlessia ci mostra la sua attestazione Isee, che è pari a 2.812 euro. Una miseria. “Dal comune mi hanno proposto un pagamento rateizzato: 40 euro in contanti, i restanti 4oo dilazionati in 6 mesi. Io non avevo quei soldi”. A questo punto interviene l’associazione Ripartiamo Nettuno, che in poche ore organizza una raccolta e trova i soldi necessari alla sepoltura. Non solo, un esponente dell’associazione, Flavio Persichini, mette a disposizione la tomba di famiglia nel cimitero di Anzio. “A questo punto – racconta Francesco Filomeno, presidente dell’associazione – abbiamo contattato il comune di Anzio per le pratiche burocratiche della tumulazione e in una mattinata abbiamo risolto tutto. Sono stati di una disponibilità estrema”. Lo scorso 8 giugno Sara ha ricevuto la sepoltura nel cimitero di Anzio, nella tomba dei Persichini. “Resta il dolore – conclude la giovane mamma – e l’amarezza per quello che è successo con il Comune di Nettuno. Non appena si è appreso, tramite il web e la stampa, del tempestivo intervento del Comune di Anzio, da Nettuno mi hanno ricontattato dicendomi che era stata fatta una riunione e i soldi erano stati trovati. Ho risposto che ormai avevo provveduto”. Di tutta questa vicenda cosa resta? “Sono svuotata. Mi sono ritrovata su un letto di ospedale, senza più mia figlia, senza capire cosa fosse successo, mi hanno aggredito anche perché avevo cambiato idea e inizialmente non volevo la sepoltura. Ho sentito e letto tante brutte cose, perfino che a Nettuno avevo rifiutato gli aiuti, quando l’unica cosa che mi era stata proposta era la rateizzazione. E meno male che quando la nuova amministrazione si è insediata avevano sbandierato il fondo di solidarietà per le persone bisognose. Mia figlia non me la ridà più nessuno, voglio che almeno si sappia la verità”. La piccola Sara adesso riposa nel cimitero di Santa Teresa. Si attende l’esito dell’autopsia.