“Non buttiamoci giù”. Quella notte a Londra…

di Federico Caporali

Capitano quelle giornate in cui le cose non vanno affatto bene, per questo ho il film giusto per voi: dura 96 minuti, tratto da un libro di Nick Hornby, prodotto da Finola Dwyer e Amanda Posey per la BBC Films, distribuito da Notorius Pictures e diretto da Pascal Chaumell: “Non buttiamoci giù”. Siamo a Londra, la notte di Capodanno, all’ultimo piano di uno dei palazzi più famosi della città (lo chiamano il palazzo dei suicidi). Piove. E’ notte. Fredda.  Sul cornicione c’è un uomo, il suo nome è Martin Sharp (Pierce Brosnan), uomo televisivo molto conosciuto e molto amato dal pubblico che, avendo avuto una relazione con una minorenne è passato nel giro di pochi mesi dalla denuncia, al discredito, al suicidio. Già sente la pressione dell’aria sul suo viso quando arriva Maureen Thompson (Toni Collette) anche lei lì per lo stesso motivo. Soffre perché si sente impotente e ha deciso di farla finita. L’interscambio verbale tra i due è breve e molto comico: “Ne ha per molto? Sa, io non riesco a buttarmi se c’è qualcun altro che mi guarda“. Insomma, cominciano una breve conversazione quando un terzo arriva: è Jess Chricton (Imogen Poots), intenzionata a farla finita perché rifiutata da un uomo. Infine arriva J.J. Maguire (Aaron Paul), un delivery pizza man lì con lo stesso obiettivo degli altri poiché colpito (apparentemente) da un cancro al cervello. Dopo qualche, spicciola chiacchiera tutti decidono di scendere dal palazzo e come se le cose fossero già state scritte, si ritrovano, chi per un motivo, chi per un altro, tutti nella macchina di Martin bagnati ed infelici. Qui comincia lo snodo: dopo la lunga notte del veglione “i quattro esauriti disadattati“, per motivi che andrete a scoprire da soli, si ritrovano in ospedale e assistono muti all'”alba del nuovo anno“. Promettono, con tanto di foglio scritto e firmato, che non avrebbero provato a suicidarsi per almeno altre sei settimane, fino al giorno di S.Valentino. Una volta arrivati a quella data tutti insieme avrebbero scoperto a che punto fossero arrivate le loro vite. Quelle stesse vite che si apriranno davanti ai nostri occhi e si incroceranno all’interno della grande Londra (e non solo). Decidono, infine, di sfruttare l’esperienza a loro vantaggio. E qui entra in scena il magico mondo dei media. Il film all’inizio è molto buio, mediocre e come avrete già capito, bagnato. Sembra quasi che ognuno dei protagonisti voglia buttarsi in fretta e furia e far terminare il tutto in cinque minuti.  Dopo il primo momento, però, si prende una piega diversa; le luci della “terrazza” si contrapporranno con quelle stroboscopiche della città dando una scossa al bulbo oculare mentre i personaggi, in un primo momento anonimi,  durante lo scorrere della storia sbocceranno e racconteranno le loro debolezze, le loro vittorie, i loro problemi e le loro psicosi fino ad arrivare alla cosa più importante: la “rivincita” sulla presunta morte. I problemi ci saranno, non sarebbe un buon prodotto cinematografico se le cose andassero sempre bene, ma durante tutta la visione è come se ci si senta protetti da un qualcosa, magari proprio da quell’angelo nudo che assomiglia a Matt Damon che i quattro, avendolo programmato prima (e sperando in uno scoop milionario) dichiarano alla stampa di aver visto “lassù quella notte“. Insomma, tra liti, bugie, depressioni, e false verità la pellicola avrà una fine. Non so quale sia, devo confessare che per amore di questo articolo sono uscito dalla sala per evitare di essere troppo di parte. No, non è vero; ad ogni modo, andate a vederlo, gli attori sono bravi e ben assortiti; la sceneggiatura, tratta dagli scritti di un vero genio della letteratura, non ha bisogno di ulteriori commenti. Il tutto è caratterizzato dai sentimenti, in primis quello dell’amicizia. Questo testo risulta essere per la maggior parte “trama”, ma quando, a volte, la trama stessa è una poesia, non si può fare a meno di allungarla un po’. “Non buttiamoci giù” è un film moderno che affronta problemi reali, ci apre gli occhi sulle dinamiche interpersonali che possono crearsi tra perfetti sconosciuti in breve tempo e su quanto poco possano essere forti invece i legami tra persone che si conoscono da tutta una vita. Ogni persona vive il suo singolo e se ne deve preoccupare personalmente, poiché, come dice J.J.: “Vorrei aver ritenuto la vita un’opzione migliore della morte, ma non l’ho fatto. Evidentemente non avrebbe messo a posto le cose. Il dolore non mi dispiace, è la speranza che mi uccide”.