“L’ospedale Riuniti di Anzio e Nettuno è l’unico nella Asl Roma 6 per il quale la Regione Lazio non prevede una crescita concreta”. A dirlo è il sindaco di Anzio, Aurelio Lo Fazio all’indomani della pubblicazione sul Bollettino ufficiale della “Approvazione del documento tecnico: ‘Programmazione della rete ospedaliera 2026-2028, in conformità agli standard previsti nel DM n. 70/2015”.
“Vengono ridotti – aggiunge il sindaco – 4 posti letto di day hospital e altrettanti di day surgery, stessa sorte per la ginecologia. Viene stabilita anche la definitiva chiusura del punto nascita, già ‘scippato’ a favore dell’ospedale di Velletri. Previsto dal precedente piano, viene cancellato”.
La previsione in aumento dei 7 posti letto di cardiologia, 1 di Unità di terapia intensiva coronarica e 4 di sub-intensiva per il pronto soccorso “risponde a malapena alle esigenze di un presidio ospedaliero che serve l’intero litorale a sud di Roma”.
In questo quadro restano critiche le condizioni del personale: mancavano un anno fa e mancano oggi radiologi, ortopedici, ginecologi, urologi, cardiologi, pediatri e neuropsichiatri
“Aspettavamo e aspettiamo il rilancio dei reparti – aggiunge il sindaco – mi chiedo se arriverà un direttore della Uoc di ginecologia, rimasta con solo due medici strutturati, ora che riducono i posti. A che punto è il concorso per il direttore dell’ortopedia, che fine hanno fatto i medici promessi e perché Anzio continua a essere l’unico day hospital oncologico privo del servizio psicologico in tutta la Roma 6”.
Nel frattempo “abbiamo perso le tracce dei lavori per l’ultimazione della terapia intensiva, dell’ampliamento di pronto soccorso e medicina d’urgenza, della sorte del blocco operatorio, della medicina e dell’installazione della risonanza magnetica per la quale il progetto è tornato in Regione”.
A questo si aggiungono il rischio che il laboratorio analisi chiuda i battenti, accorpato altrove, mentre riguardo ai servizi territoriali quello per le dipendenze è rimasto con un solo medico a servire i Comuni di Anzio, Nettuno, Ardea e Pomezia. Perse anche le tracce delle “case di comunità”




