
Di Stefano Fassina
Sull’Europa possibile, ai disinvolti predicatori del superamento del voto all’unanimità su materie essenziali, ai celebratori del “popolo europeo”, ai sognatori degli “Stati Uniti d’Europa”, segnalo le sagge riflessioni del prof Sebastiano Maffettone (Luiss), pilastro del pensiero liberale italiano ed europeo. Il prof, in una splendida intervista oggi a la Stampa, afferma:
– A proposito dell’invocata “stagione costituente per gli Stati Uniti d’Europa”: “La Storia italiana spiega chiaramente che c’è voluta una guerra perduta” (N.B.: l’insegnamento può essere tratto da ogni processo costituente avvenuto nella Storia);
– A proposito di “popolo europeo”: “Ho fatto di recente un esperimento con i miei studenti, di cui la metà stranieri, quasi tutti provenienti da Paesi Ue. Ho chiesto loro chi si sentisse Europeo. Quasi nessuno ha alzato la mano” (N.B.: i suoi studenti alla Luiss sono l’élite colta, cosmopolita e plurilingue dell’Ue. Quale sarebbe stata la risposta di una classe di un istituto professionale della periferia di una grande città?);
– A proposito del “popolo europeo”: “Pesano le tradizioni, le lingue, le culture differenti. C’è poi un fatto: il welfare degli Stati è nazionale. E quindi lasciare una situazione di tutela che è nazionale per una cosa più grande che non conosciamo mette a repentaglio le sicurezze dei cittadini” (N.B.: i cittadini intuiscono nitidamente che la “cosa” territorialmente più grande diventa molto più piccola in termini di servizi sociali fondamentali, a partire dalla Sanità, in quanto le prestazioni del welfare europeo si allineerebbero al ribasso data l’impraticabilità culturale, prima che economica e politica, di far innalzare a ogni Stato a welfare ridotto le imposte per raccogliere le risorse sufficienti all’innalzamento. L’economista ultra-liberista von Hayek, premio nobel, lo aveva compreso e scritto chiaramente e, di conseguenza, era europeista convinto)
– A proposito dei quotidiani appelli ai leader politici per “aver coraggio”: “Il punto centrale resta la resistenza dei singoli popoli verso l’Europa unita. … E ovviamente in democrazia i politici devono rispondere agli elettori” (N.B.: è la ragione per la quale i sognatori realisti degli Stati Uniti d’Europa, a partire dagli autori del manifesto di Ventotene, prospettavano un’operazione dall’alto per il superamento delle nazioni, senza il coinvolgimento dei popoli).
– A proposito di “democrazia sovranazionale europea”: “non c’è la sfera pubblica europea. I fallimenti dei tentavi [di fare una Costituzione europea] non sono casuali”. (N.B.: senza lingua comune diffusa nei popoli, come puoi discutere? La discussione pubblica è condizione necessaria per la democrazia).
Dobbiamo rassegnarci allo statu quo o subire il ripiegamento autarchico? No! Dobbiamo promuovere l’Europa della cooperazione tra democrazie nazionali.
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