HomeAttualitàBuoni e family: quanto devono ancora aspettare le famiglie?

Buoni e family: quanto devono ancora aspettare le famiglie?

L’Assessore regionale Massimiliano Maselli dovrebbe spiegare alle famiglie delle persone con disabilità gravissima quanto ancora dovranno attendere per avere risposte concrete sui Buoni eFamily.

Il bando che avrebbe dovuto essere aperto già a gennaio 2026 ha subito mesi di ritardi. Le domande, dopo una lunga attesa, potevano essere presentate fino al 14 maggio e oggi, 14 giugno, le famiglie, dopo sei mesi, si trovano ancora nell’incertezza, senza sapere quando usciranno le graduatorie e se e quando potranno contare effettivamente sul sostegno economico.

Le famiglie, nonostante i tempi biblici dell’assessorato, non possono mettere in pausa la disabilità in attesa della burocrazia regionale. I centri continuano a garantire assistenza, gli assistenti familiari continuano a lavorare e tutti devono essere pagati ogni mese.

Ma c’è un aspetto ancora più grave che rischia di passare sotto silenzio: molte famiglie, proprio a causa di questi ritardi incomprensibili, non sono più state in grado di sostenere i costi dell’assistenza e hanno dovuto interrompere servizi essenziali. Questo significa che persone con disabilità gravissima sono state private di un supporto fondamentale e che interi nuclei familiari sono stati lasciati soli ad affrontare situazioni già estremamente complesse. Una conseguenza che non può essere considerata un semplice effetto collaterale della lentezza amministrativa.

La domanda è semplice: l’Assessore sa come funziona il mercato del lavoro? Pensa davvero che le persone possano lavorare sulla base delle promesse della Regione? Pensa che le famiglie possano continuare ad anticipare denaro per mesi senza alcuna certezza sui tempi delle graduatorie e dei contributi?

Agli esponenti politici locali impegnati a difendere l’Assessore, suggerisco invece di confrontarsi con la realtà delle famiglie prima di diffondere giustificazioni di parte. Perché chi vive ogni giorno la disabilità ha bisogno di risposte concrete, non di tifoserie politiche.

La Regione Lazio non può continuare a limitarsi agli annunci. Ha il dovere di fornire risposte chiare, tempi certi e procedure rapide. Perché la disabilità non aspetta la burocrazia e le famiglie non possono essere lasciate sole a fare da banca alla pubblica amministrazione. Le persone non autosufficienti e i loro familiari meritano rispetto. E il rispetto si misura con gli atti, non con le parole. Quando i ritardi amministrativi arrivano a compromettere la continuità dell’assistenza, non siamo più di fronte a un problema burocratico, ma a una precisa responsabilità politica.

Roberto Alicandri

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