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Detenzione domiciliare ai carcerati tossicodipendenti e alcool dipendenti: perché il M5S ha votato contro?

Stupisce il voto contrario del M5S alla nuova legge, approvata ieri dal parlamento, che prevede la detenzione domiciliare ai carcerati, riconosciuti tossicodipendenti e alcool dipendenti, che aderiscono ad un programma di riabilitazione e cura. Questa legge era attesa da tempo dai settori che si occupano della cura di queste persone fragili, che ritenevano inadeguato e dannoso lo stato di detenzione. La nuova legge limita la sua applicabilità a reati entro gli 8 anni ed esclude i detenuti per reati mafiosi o collegati. L’opposizione, fatta eccezione per i cinque stelle, si è astenuta, motivando il proprio voto alla legge con la condivisione del principio, ma sottolineandone la debolezza attuativa, legata alle esigue risorse economiche previste. Limiti che consentiranno per quest’anno soltanto a poco più di 500 detenuti di poterne usufruire. I cinque stelle hanno invece motivato il loro voto contrario in linea di principio. L’intervento di Valentina D’Orso ha spiegato che il provvedimento permetterà a pericolosi criminali, come per esempio i black bloc, di essere ospitati in strutture senza controlli adeguati, soltanto dimostrando di essere tossicodipendenti o “su di giri”. Questa scelta dei cinque stelle è incomprensibile ancor più considerando le loro ragioni. Il riconoscimento dello stato di tossicodipendenza non cancella il reato penale, che rimane, ma consente un percorso alternativo terapeutico e attuato sotto condizione a chi ha bisogno di essere curato, per uscire dalla sua condanna conseguente all’assunzione di droghe. Il fine è la riabilitazione anche in comunità specializzate. Credo che la possibilità in generale per il detenuto, di essere recuperato alla vita civile e sociale, senza più delinquere, sia la priorità più assoluta. In particolare poi per il tossico dipendente detenuto quello di essere curato debba essere il primo dovere ineludibili per uno stato civile. Questa legge, anche se ancora debolmente, ci prova.

Maria Vittoria Frittelloni

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