Pedagogia in GioCo
Rubrica pedagogica a cura della maestra Giorgia Costantini
C’è una grande emozione quando si inizia un nuovo percorso. Tanto più quando la novità si chiama scuola.
Ci si concentra sull’abbigliamento, che magari deve essere nuovo, quasi fosse un piccolo rito di passaggio capace di dire: oggi comincia una nuova pagina della tua vita, figlio mio.
Ed è bello. Ed è giusto.
Lo zaino profuma di nuovo, specialmente durante le prime avventure scolastiche. Poi, via via che si cresce, ci si accontenta di averlo lavato per bene e di poter riutilizzare il vecchio compagno di viaggio.
L’astuccio è inamidato, le penne e le matite sono in bella mostra, accompagnate da colori ed evidenziatori perfettamente ordinati. Almeno per i primi giorni.
Poi si cresce e molti ragazzi fanno persino finta che di tutto questo non ci sia più bisogno.
Eppure il fascino di corredarsi di qualcosa di nuovo pensando al Capodanno scolastico rimane un po’ per tutti: grandi e piccoli, genitori e studenti.
C’è persino chi prepara con cura l’outfit del proprio figlio liceale, perché il primo giorno sia vestito di tutto punto.
Ed è bello anche questo.
Ma poi?
Quando l’entusiasmo iniziale sarà passato, che fine farà quell’astuccio?
E, soprattutto, in che modo mi sto preparando io a stare vicino a mio figlio durante questo nuovo anno scolastico?
Sono pronto a restare accanto a lui?
A supportarlo senza sostituirmi?
Ad ascoltarlo, davvero?
Perché, al di là della ritualità, quel Capodanno scolastico inaugura un intero anno ancora da scrivere.
Un anno nel quale i nostri figli avranno bisogno del nostro sguardo, della nostra presenza, della nostra mano e del nostro sostegno.
E allora, mentre prepariamo lo zaino, ricordiamoci di preparare anche loro — e noi stessi — mettendo a disposizione strumenti che non troveremo scritti in nessuna lista del materiale scolastico: empatia, serenità, calma, tempo e dedizione.
Cinque errori da evitare
1. Caricare il primo giorno di troppe aspettative
“Vedrai che sarà bellissimo.”
“Farai subito tanti amici.”
“Quest’anno devi impegnarti di più.”
Sono frasi dette con amore, ma possono diventare un peso.
Lasciamo ai bambini e ai ragazzi il diritto di vivere il proprio inizio per quello che sarà. Potrebbe essere entusiasmante, ma anche faticoso, strano, deludente o semplicemente normale.
Non hanno bisogno che sia bellissimo. Hanno bisogno di sapere che, comunque sarà, noi ci saremo.
1. Trasformare l’uscita da scuola in un interrogatorio
“Com’è andata?”
“Che avete fatto?”
“Con chi sei stato?”
“La maestra che ha detto?”
“Hai compiti?”
Dopo molte ore trascorse a scuola, qualche bambino ha voglia di raccontare tutto. Qualcun altro ha bisogno semplicemente di silenzio.
Accogliamolo prima ancora di interrogarlo.
A volte un “Sono felice di vederti” apre molte più porte di dieci domande consecutive.
Il racconto arriverà. Magari a cena, in macchina, mentre facciamo altro o proprio quando pensavamo che non avrebbe raccontato nulla.
1. Fare al posto suo per rendergli tutto più facile
Preparare continuamente lo zaino, controllare ogni quaderno, ricordare ogni consegna, anticipare ogni possibile dimenticanza può sembrare una forma di cura.
Ma crescere significa anche dimenticare una matita, accorgersene, trovare una soluzione e ricordarsene la volta successiva.
Accompagniamo senza sostituirci.
L’autonomia non arriva improvvisamente a diciotto anni: si costruisce, un piccolo gesto alla volta.
1. Fare di voti, compiti e prestazioni il centro dell’anno
La domanda più importante non può essere sempre: “Quanto hai preso?”
Proviamo qualche volta a chiedere:
Hai imparato qualcosa che non sapevi?
Qualcosa ti ha incuriosito?
Hai aiutato qualcuno?
Qualcuno ha aiutato te?
Oggi c’è stato un momento in cui ti sei sentito felice?
La scuola è certamente apprendimento, impegno e responsabilità.
Ma è anche relazione, scoperta, errore, crescita, incontro con l’altro.
1. Vedere soltanto lo studente e dimenticare il bambino
Forse è l’errore più facile da commettere.
Con il passare delle settimane arriveranno compiti, verifiche, interrogazioni, riunioni, comunicazioni, voti.
E rischieremo di guardare nostro figlio attraverso tutto questo.
Ma dietro quel diario, dietro quel voto, dietro quella verifica andata bene o male, c’è sempre lui.
Un bambino. Un ragazzo.
Con le sue paure, le sue giornate storte, le amicizie che cambiano, le piccole vittorie che magari a noi sembrano insignificanti e le sconfitte che, alla sua età, possono sembrare enormi.
Ricordiamoci che…
Il primo giorno compriamo quaderni, matite, colori, vestiti.
Facciamolo. Godiamoci anche questa festa.
Fotografiamoli davanti alla porta di casa con quello zaino enorme sulle spalle, anche quando sbufferanno perché ormai sono grandi.
Ma mentre li aiutiamo a preparare lo zaino, proviamo a chiederci anche che cosa possiamo mettere noi, simbolicamente, dentro quello zaino.
Una buona dose di fiducia.
La possibilità di sbagliare.
Tempo per raccontarsi.
Calma quando qualcosa non andrà come sperato.
Empatia.
Serenità.
E una certezza da portare con sé ogni mattina:
“Qualunque cosa accada oggi, quando tornerai troverai qualcuno disposto ad ascoltarti.”
Forse è questo il corredo più importante con cui possiamo accompagnare i nostri figli nel loro nuovo anno.
Perché lo zaino, prima o poi, perderà il profumo di nuovo.
L’astuccio non resterà inamidato a lungo.
Qualche matita andrà persa, qualche penna smetterà misteriosamente di scrivere e gli evidenziatori non saranno più perfettamente allineati.
Ed è giusto così.
Significa che un altro anno di vita è cominciato.
“I bambini hanno bisogno soprattutto di adulti capaci di esserci.”
Pedagogia in GioCo
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