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Pedagogia in GioCo, “Anche i Docenti hanno il primo giorno di scuola”

Rubrica pedagogica a cura della maestra Giorgia Costantini

Dietro una cattedra non c’è soltanto un ruolo. C’è una persona a cui affidiamo un pezzo del nostro DOMANI.

I primi giorni sono trascorsi per tutti.

La scuola è ufficialmente iniziata. Giunta al suo blocco di partenza, ha mosso i primi passi tra entusiasmo e incertezze, sveglie tornate a suonare troppo presto e un po’ di sonno.

Per gli studenti, grandi e piccoli.
Per i genitori, ansiosi, emozionati, felici.
E per i docenti.

Già, i docenti.

Ci pensiamo mai davvero?
Del primo giorno di scuola raccontiamo soprattutto l’attesa e l’emozione degli studenti. Lo zaino, il vestito scelto, la fotografia prima di uscire di casa, qualche lacrima trattenuta.

Ma dall’altra parte della porta c’è qualcuno che, proprio come loro, sta aspettando.

L’insegnante.

Anche lui ha avuto il suo primo giorno di scuola.
E anche lui si è fatto delle domande.
Sarò capace di arrivare a tutti?

Riuscirò ad accorgermi di chi avrà più bisogno di me?
Sapremo diventare un gruppo?
Troverò una strada diversa quando quella che avevo immaginato non funzionerà?

L’esperienza aiuta. Offre strumenti, sicurezza, memoria.

Ma non cancella la responsabilità di sapere che, ogni mattina, entrando in una scuola, ci viene affidato qualcosa di immensamente prezioso: un pezzo di DOMANI.

E custodire il domani non è cosa da poco.

Prima che una classe si riempia, infatti, c’è un tempo che spesso rimane invisibile.

Ci sono insegnanti che spostano banchi, scelgono libri, preparano materiali, studiano contenuti, immaginano attività.
Ci sono confronti tra colleghi, idee appuntate durante l’estate, progetti pensati, ripensati e qualche volta completamente stravolti.

C’è chi entra in una cartoleria e compra qualcosa di tasca propria pensando semplicemente: questo ai miei bambini piacerà.

Ma soprattutto c’è un lavoro che non si vede e che difficilmente può essere misurato.

È quello di chi prova a prepararsi all’incontro.

Perché possiamo progettare una lezione nei minimi dettagli.

Possiamo studiare, programmare,organizzare.

Ma non possiamo progettare le persone che incontreremo.

E forse è proprio qui che comincia davvero il mestiere dell’insegnante.

Dietro il ruolo c’è una persona

L’insegnante che accoglie le emozioni dei suoi alunni porta con sé anche le proprie.

Deve imparare a cavalcare entrambe le onde.

Può essere entusiasta oppure stanco.
Può attraversare un periodo sereno o avere una preoccupazione che nessuno conosce.
Può sentirsi sicuro oppure domandarsi, anche dopo molti anni, se sarà ancora all’altezza del compito che lo aspetta.

Eppure entra.

Non perché gli insegnanti siano eroi.

Non lo sono e non devono esserlo.

Sono persone alle quali altre persone affidano, ogni mattina, ciò che hanno di più prezioso.
Ed è una responsabilità enorme.

Per questo forse dovremmo liberarci anche dall’idea dell’insegnante perfetto.

Un buon docente non è quello che non sbaglia mai.
È quello capace di accorgersi di aver sbagliato.

Non è quello che possiede sempre la strategia giusta.
È quello disposto a cercarne un’altra.

Non è quello che pensa di sapere già chi ha davanti.
È quello che continua ad osservare.

Non è quello che riempie ogni spazio.
È anche quello che sa lasciarne qualcuno bianco.

Perché educare significa anche fare spazio a ciò che ancora non conosciamo.

Cari docenti,

questo pensiero è per noi.

Per chi, dopo i primi giorni, ha già capito che qualcosa dovrà essere cambiato.

Per chi ha paura di non farcela.

Per chi incontrerà situazioni difficili.

Per chi si innamorerà di un progetto e scoprirà che ai suoi alunni non interessa affatto.

Per chi dovrà mettere da parte una lezione perfettamente preparata perché quel giorno la classe avrà bisogno di altro.

Per chi tornerà a casa qualche volta chiedendosi se avrebbe potuto fare diversamente.

Non dobbiamo essere perfetti.

Dobbiamo esserci.

Con competenza.
Con responsabilità.
Con autorevolezza.

Ma anche con curiosità, capacità di meravigliarci e disponibilità a ricominciare.

Perché, in fondo, cosa spinge una persona a scegliere questo mestiere?

Forse davvero un pizzico d’incoscienza.

Ma credo soprattutto la possibilità, ogni anno, di tornare ad avvicinarsi e a coltivare quel mondo straordinario che continua ad abitare, da qualche parte, ciascuno di noi:

l’infanzia.

E allora buon anno scolastico a noi.

A chi ha appena cominciato e a chi ha ricominciato per l’ennesima volta.

Ricordandoci, quando arriveranno le giornate più complicate, che dietro quei banchi non abbiamo soltanto degli alunni.

Abbiamo un pezzo di DOMANI.

E abbiamo il privilegio, e la responsabilità, di prendercene cura.

Pedagogia in GioCo

Scrivimi: giorgiamaestra@gmail.com

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