di Eduardo Saturno

Nella storia degli ultimi 50 anni l’evoluzione tecnologica dei dispositivi ha avuto un enorme impatto sulla vita quotidiana delle persone e, in ambito lavorativo, ha aperto scenari inattesi. Ripercorriamo brevemente i passaggi importanti in merito ai dispositivi mobili. Prima della standardizzazione attuale esistevano servizi ed apparecchiature commercializzate da poche società di telefonia mobile su un territorio limitato, con un operatore come intermediario.

E’ nel 1960 che in Svezia che nasce il primo dispositivo mobile. La prima generazione di telefonia mobile sviluppa anche le prime infrastrutture e reti nazionali che nascono in Giappone nel 1980. La nascita della tecnologia mobile di seconda generazione (1990) con l’europea GSM e l’americana CDA crea le basi per introdurre gli SMS e i servizi di download. Si passa poi alla terza generazione mobile (3G) che nasce ad ottobre 2001 in Giappone e che ben presto soppianta la vecchia tecnologia 2G. Si trasforma radicalmente il mondo della telefonia mobile rendendo possibile un uso diffuso dei dispositivi mobili per l’accesso al web e per la trasmissione di servizi televisivi e radiofonici.

Siamo ai giorni nostri e alla diffusione massiva degli smartphone nella popolazione con il conseguente forte impatto che tutto questo ha avuto su modalità e tempi di lavoro. L’attuale quarta generazione (4G) è quella che trasforma internet mobile in qualcosa di molto simile all’internet usato da casa su computer fissi, con una velocità molto superiore a quella precedente. Il 5G, cioè la reti di quinta generazione, arriveranno ufficialmente a partire dal 2020 e permetteranno di collegare milioni di dispositivi in tutto il mondo ad alta velocità e con bassa latenza, permettendo la realizzazione di progetti avanzati come le auto connesse, l’Internet of Things, le Smart City e le Smart Home di nuova generazione. Il rollout (fase finale dell’avviamento di un progetto) sarà progressivo e le vere implementazioni su larga scala arriveranno, però, solamente negli anni successivi. Presto, tutti quanti saranno connessi all’interno della medesima rete: il medesimo sistema nervoso globale.

Si è passati quindi in pochi decenni, da una tecnologia di base ad una fortemente avanzata e, negli ultimi anni soprattutto, si assiste all’emersione di un’altra importante innovazione tecnologica: Internet of Things. Il concetto non si riferisce ad uno specifico dispositivo o applicativo tecnologico ma definisce un nuovo approccio alla tecnologia, reso possibile dalla maturazione informatica e dal concomitante crearsi di particolari condizioni di mercato nel comparto delle telecomunicazioni.

Cos’è l’Internet of things
L’idea dell’Internet of Things, o Internet delle Cose o più brevemente IoT, risale almeno agli anni Novanta, quando ne venne data una prima descrizione da Kevin Ashton, ricercatore britannico cofondatore dell’Auto-ID Center del Massachusetts Institute of Technology (MIT). Nel 1999 Ashton definì l’Internet of Things come l’insieme di: «tutte le cose che sono connesse con Internet attraverso sensori, come ad esempio il Radio Frequency Identification (RFID), per raggiungere sistemi intelligenti di identificazione e management». L’Internet of Things può essere considerato “una famiglia di tecnologie il cui scopo è rendere qualunque tipo di oggetto, anche senza una vocazione digitale, un dispositivo collegato ad Internet, in grado di godere di tutte le caratteristiche che hanno gli oggetti nati per utilizzare la rete”.
Le proprietà degli oggetti connessi sono essenzialmente di due tipi: monitoraggio e controllo. Per monitoraggio si intende la capacità dell’oggetto di operare come sensore, e di conseguenza di produrre informazioni relative a sé e all’ambiente (come ad esempio un lampione Internet of Things che può, non solo, rivelare se la propria lampada è funzionante oppure no, ma anche analizzare il livello di inquinamento dell’aria).

Per controllo si intende invece la possibilità di gestire a distanza gli oggetti attraverso il solo utilizzo di Internet. Le definizioni proposte disegnano i contorni dell’area all’interno della quale cercare un’idea condivisa di cosa l’Internet of Things permetta di fare. Un “interno” che è stato definito “come un percorso (già avviato) nello sviluppo tecnologico” in base al quale oggetti con le proprietà di monitoraggio e controllo scambino, attraverso un sistema di reti, dati e informazioni acquistando una propria identità nel mondo digitale.

Futuro prossimo
L’Internet of Things rappresenta la prossima evoluzione di Internet, con un notevole miglioramento della capacità di raccogliere, analizzare e distribuire dati convertibili in informazioni e conoscenza. Sono già in fase di realizzazione progetti legati all’Internet of Things, con la possibilità di adottare un approccio maggiormente proattivo alle problematiche emergenti. Per far accadere tutto ciò, è necessario governare molte tecnologie spesso non compatibili, in un panorama globale che risulta frammentato e decisamente poco leggibile sia dal punto di vista degli attori che da quello degli utilizzatori. Harbor Research ha elaborato un modello per rappresentare questa complessità proponendo cinque dimensioni che le aziende, che in questo processo svolgono l’importante ruolo di attori principali dello sviluppo dell’Internet of Things, dovrebbero considerare:
1. dimensione tecnologica: riguarda tutto il contesto prettamente ingegneristico dell’Internet of Things, dai sistemi applicativi alle infrastrutture di rete, dai dispositivi ai sensori;
2. dimensione di mercato: si tratta dell’identificazione degli attori coinvolti (dal trasporto alla mobilità, dal settore sanitario a quello energetico);
3. dimensione di business: l’identificazione delle fonti di reddito così come la comprensione dei diversi sbocchi di mercato e la definizione di diverse tipologie di canali di distribuzione per i servizi sono aspetti fondamentali per la sostenibilità dei progetti legati all’Internet of Things;
4. dimensione della user experience: di fatto le tecnologie dell’Internet of Things sono pensate soprattutto per le persone e devono essere in grado di interagire in modo funzionale e corretto;
5. dimensione del “mondo fisico”: a completare il quadro e a far da legante anche tra le altre dimensioni, è il mondo fisico; la capacità di “lettura” del mondo reale è la base fondamentale dell’Internet of Things.

Ambiti di applicazione
I contesti applicativi sono numerosi e vanno dall’uso personale a quello domestico, per proseguire verso l’utilizzo per attività commerciali e lavorative; fino all’utilizzo per attività sia ripetitive che specializzate. Andiamo a delinearli qui di seguito per comprenderne meglio le potenzialità.
Persone (salute e benessere, produttività): dispositivi collegati alle persone per monitorare i parametri fisio-biologici per migliorare salute e benessere. Strumenti di ausilio al lavoro, ma anche tecnologie mobili per favorire l’autonomia operativa.
Casa (automazione, controllo, risparmio energetico): regolazione dinamica del riscaldamento o del consumo elettrico; elettrodomestici autonomi – ad esempio per la pulizia – e apparecchiature intelligenti connesse con l’esterno (ad esempio, con un servizio di consegne).
Commercio (negozi, ristoranti): visibilità del comportamento del consumatore e personalizzazione delle offerte, pagamenti automatici, prezzi dinamici, ottimizzazione dell’inventario e delle scorte.
Lavoro e uffici: efficienza energetica, condivisione degli spazi e
delle strutture, sicurezza.
Attività ripetitive (fabbriche, ospedali): efficienza operativa, tracciabilità delle attività, schedulazione dinamica, gestione delle attrezzature, inventario, manutenzione.
Produzione specializzata (cantieri, miniere): sicurezza,
automazione e controllo della produzione, efficienza operativa, gestione delle attrezzature, manutenzione preventiva, controllo degli accessi.
Veicoli (auto, treni, aerei): operatività, consumi energetici, manutenzione a distanza, condivisione d’uso, pay-per-use, autonomia operativa.
Città: trasporto pubblico intelligente, riduzione della congestione, monitoraggio delle risorse energetiche (smart meter), qualità ambientale, sicurezza urbana e delle infrastrutture.
Catena del valore: infrastrutture globali, tracciamento dei beni, inter modalità, visibilità dei beni dall’origine allo smaltimento. Volendo ad esempio compiere una breve analisi di un ambito di applicazione possiamo pensare a quello che sta accadendo in ambito medico. Si potrebbe assistere, in tempi brevi, a una rivoluzione in molti servizi: dalla diagnostica alla teleassistenza, dalla gestione ed elaborazione dei dati biometrici al rapporto tra medico e paziente.

I vari dispositivi medici che sfruttano l’Internet of Things possono infatti raccogliere le informazioni sullo stato di salute del paziente e metterle a disposizione dello staff medico riabilitativo, permettendo un miglioramento della cura e dei trattamenti cui il paziente è sottoposto. Inoltre, i trattamenti effettuati con l’ausilio di tecnologie avanzate permettono la raccolta dei dati sull’evoluzione del percorso clinico-assistenziale e una sua continua messa a punto personalizzata.