Zodiaco e dintorni. La proposta per risollevare un quartiere allo sbando

di Eduardo Saturno

Troppo spesso si confonde la periferia con un concetto geografico: qualcosa che orbita all’esterno della città, come se esse fossero circondate da una corona di povertà. Ma la realtà risulta essere più complessa: le periferie non sono un concetto geografico ma sociale. Ci sono quartieri le cui dinamiche sono periferiche e degradate. Periferia, dunque, in quanto luogo di messa al bando, di esilio (in coerenza con l’organizzazione della città funzionalista), ma anche luogo banale.

Luogo che può trasformarsi in bordo, margine, spazio di segregazione e di rivolta, luogo di esclusione: quello che con termine spregiativo viene spesso definito “ghetto”. Ovvero una città “residuale”, luogo di povertà ed emarginazione, privo di servizi ed importanti infrastrutture, con marcati indici di sovraffollamento e presenza di attività illegali. Area mista con case talora fatiscenti, in parte, abitate, da appartenenti a minoranze etniche e, in altra parte anche da lavoratori a basso reddito.

Un concetto che trasformato in una fotografia potrebbe rappresentare tanto il Quartiere ”Zodiaco” di Anzio, quanto una qualunque periferia abbandonata ed accartocciata su sé stessa di una remota località in altre parti del mondo. A chi imputare le colpe? Direi che si possano equamente distribuire tra la classe politica (maggioranza ed opposizione) che da anni tenta di amministrare maldestramente la città neroniana ed una parte degli abitanti. Ai primi contesterei il fatto di accorgersi dell’esistenza del quartiere con cadenza quinquennale, o, in genere, all’approssimarsi di tornate elettorali nel corso delle quali promettono cambiamenti epocali che poi diventano gli ennesimi capitoli inscritti all’interno di un ipotetico libro dei sogni. Ai secondi, fatto salvo qualche Comitato di cittadini che nel tempo ha provato a scuotere inutilmente le assopite coscienze degli occupanti di Villa Sarsina denunciando il degrado, di essersi rinchiusi in un silenzio di convenienza al limite dell’omertà. Ad essere più precisi ci sarebbe da attribuire qualche responsabilità anche alla strategia attendista attuata dalla Pubblica Amministrazione che nel caso dell’occupazione abusiva di immobili ( molto diffusa all’interno del Quartiere in oggetto) ha preferito non intervenire giustificandosi con l’esigenza di evitare il manifestarsi di problemi di ordine pubblico di difficile gestione.

Con la sentenza numero 24918/2018 della Corte di Cassazione I giudici della terza sezione civile hanno però sancito che la discrezionalità di cui gode la Pubblica Amministrazione non può estendersi sino a stabilire se un provvedimento dell’Autorità giudiziaria debba o non debba essere eseguito. Diversamente, infatti, si stravolgerebbe “ogni fondamento dello Stato di diritto”. Per la Corte, “che si tratti di dare esecuzione ad un ordine di ripristino dei segni di confine tra fondi miserrimi, o di assicurare alla giustizia il più spietato boss d’una cosca sanguinaria, la discrezionalità amministrativa cessa: altrimenti, per dirla con Blaise Pascal, non rendendo forte la Giustizia, si finirebbe per rendere giusta la Forza’”.
Come combattere allora, i nemici come i problemi economici e sociali, le aree degradate, la criminalità ed i quartieri sprovvisti di servizi? Prima di tutto bisogna sapere dove si annidano e di cosa si nutrono. Allo scopo potremmo importare dalla Danimarca il progetto di una grande mappa interattiva della Capitale, che consente al Comune di Copenhagen di studiare nel dettaglio quali sono i problemi della città e risolverli. Tale mappa, infatti, attraverso una serie di indicatori socio-economici consente di analizzare la realtà di ogni singolo quartiere: si può vedere dove ci sono livelli di istruzione più bassi, quali le aree abitate da persone con redditi elevati, quanto sono grandi mediamente le case e dove si trovano quelle più piccole, quale è la composizione etnica in ogni angolo della città. Un modo per andare a colpo sicuro, analizzando per esempio come negli ultimi anni i problemi di integrazione si sono concentrati soprattutto in alcune zone, o perché certi quartieri rispetto ad altri hanno un tasso di criminalità molto più elevato. Lo strumento che potremmo usare per effettuare la mappatura ci viene fornito dall’Istat attraverso il portale 8milaCensus, un sistema di diffusione dei dati censuari sintetizzati attraverso la selezione di 99 indicatori. Otto di essi particolarmente significativi introducono, nella pagina del singolo Comune, i temi entro cui sono stati classificati i dati: popolazione, integrazione degli stranieri, famiglie, condizioni abitative, istruzione, mercato del lavoro, mobilità sul territorio, vulnerabilità sociale e materiale. Lo propongo a chi vuole il bene di questa città ricordandogli che quando non si puo’ superare un ostacolo bisogna giragli intorno. Come fa l’acqua.