Sgombero della Divina Provvidenza a Nettuno, in una lettera lo sfogo delle associazioni

riceviamo e pubblichiamo

Si parla tanto di appiattimento culturale, di mancanze di stimoli per i giovani, di degrado delle periferie… Si sentiva quindi veramente il bisogno di sfrattare, ergo chiudere le associazioni culturali allocate nella Divina Provvidenza? Le poche, se non le ultime, rimaste sul nostro territorio a fare attività culturale senza scopo di lucro?


Da trent’anni associazioni come L’Ibis con i loro corsi di pittura, scultura, oreficeria ed ebanisteria hanno fatto sì che l’arte potesse divenire un linguaggio alla portata di tutti. Con il loro laboratorio la signora Gatti ed il professore Silvestri hanno creato ceramiche che sono state apprezzate tanto a Nettuno quanto alla Casa Bianca mentre il teatro di Antonio Rezza e Flavia Mastrella, il cui valore artistico è stato premiato con Il leone d’oro, ha portato al comune prestigio e notorietà.

Tutte queste realtà promuovono cultura in un territorio periferico come il nostro, lontano dalle gallerie, dalle grandi mostre e dai grandi teatri del centro di Roma, diffondendo l’arte per amore della sua conoscenza e soprattutto rendendola accessibile a tutti.

Lo sgombero ordinato dal commissario prefettizio del comune di Nettuno diviene così un atto cieco che non tiene conto della storia di questa cittadina né del valore aggiunto che queste attività apportano al nostro territorio.

Vogliamo sperare che non si tratti di ben altro valore quello che muove ora lo sfratto delle associazioni della Divina Provvidenza, ovvero non si tratti di quel tipo di valore molto più’ materiale che si cela spesso dietro gli interessi di qualche quinta imprenditoriale o speculativa. Certo è che la motivazione di non idoneità in termini di sicurezza dei locali, usata per giustificare lo sfratto, si connota come un atto pretestuoso se non vile, tanto più che sembra escludere altre entità presenti nello stesso stabile quali quelle ecclesiastiche che con le associazioni condividono le stesse mura e lo stesso tetto.

Ad oggi l’ultima perizia tecnica non rileva pericolosità dovute alle condizioni delle strutture interne, negli ultimi anni le associazioni presenti si sono fatte carico a proprie spese della cura, della pulizia e della messa in sicurezza dei locali che erano stati lasciati in stato di abbandono e sporcizia, rivalutando una struttura in disuso e fatiscente per aprirvi un polo di cultura accessibile ed aperta a tutti.

Dobbiamo sperare che il commissario nel suo passaggio nella nostra cittadina abbia un occhio lucido nell’esaminare le realtà culturali presenti oggi nella Divina Provvidenza e privo di pressioni esterne, capisca che lo sfratto ordinato a chiusura della stessa, porta ad una chiusura ben più’ grande di quella di alcuni semplici locali: una chiusura culturale a danno di tutta la cittadinanza.

Firmato:

Federico Fornaro, Valeria Schinzari, Elisa Mazzoleni, Ines Maggio, Umberto Spallotta, Luis Maggio, Sara Giusti, Carlo Fornaro, Massimo Gardini, Dalia Valdez, Matteo La Rocca, Laura Fernando.