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Persone fragili, rischia di chiudere il Centro servizi e Stazione di Posta del distretto Anzio Nettuno

Tra pochi giorni il Centro Servizi e Stazione di Posta del Distretto RM 6.6 rischia di chiudere i battenti con la conclusione del finanziamento PNRR.

Una chiusura che potrebbe sembrare soltanto la fine di un progetto, ma che per centinaia di persone fragili rappresenterà la perdita di un punto di riferimento essenziale.

In meno di un anno il servizio ha superato il target ministeriale di utenti previsti di più del doppio, numeri che raccontano una realtà evidente: il bisogno esiste e il servizio funziona.

Parliamo di persone senza dimora, famiglie in grave difficoltà economica, cittadini stranieri alle prese con pratiche burocratiche spesso incomprensibili, persone che necessitano di un aiuto concreto per accedere ai propri diritti.

Attraverso il Centro Servizi sono stati distribuiti pacchi alimentari, kit per l’igiene personale e beni essenziali. Sono state attivate pratiche per la residenza fittizia, fondamentale per ottenere documenti, assistenza sanitaria e opportunità lavorative. È stato garantito il servizio di fermo posta, il supporto per i permessi di soggiorno, mediatori culturali e orientamento al lavoro e il raccordo con i servizi sanitari e sociali del territorio.

Molti cittadini hanno trovato risposte che spesso gli uffici ordinari, per carenza di personale e di strumenti, non riescono a garantire.

La domanda che ci poniamo è semplice: come è possibile che un servizio che ha dimostrato di essere utile, necessario e ampiamente utilizzato venga lasciato morire proprio nel momento in cui è diventato un presidio stabile per il territorio?

La conclusione del finanziamento PNRR era nota fin dall’inizio. Per questo motivo ci chiediamo perché le amministrazioni comunali hanno utilizzato un finanziamento senZa renderlo poi sostenibile nel tempo.

Chi pagherà il prezzo di questa scelta non saranno i numeri riportati in un rendiconto amministrativo, ma le persone più fragili delle nostre città. Persone che rischiano di perdere non soltanto un aiuto materiale, ma anche un luogo di ascolto, orientamento e accompagnamento.

Chiediamo ai Sindaci di Anzio e Nettuno di spiegare pubblicamente quali soluzioni intendano adottare per garantire la continuità di un servizio che ha dato risposte concrete a bisogni reali e che rappresenta oggi una delle poche porte di accesso ai diritti per chi vive condizioni di marginalità.

La vera domanda non è quanto costi mantenere questo servizio.

La domanda è: quanto costerà al territorio perderlo?

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Claudio Pelagallo
Claudio Pelagallohttp://www.inliberauscita.it
Giornalista pubblicista, iscritto all'albo Nazionale dal 1991. Ordine Regionale del Lazio. Ha collaborato come corrispondente con diverse testate: Il Messaggero, Il Tempo, Il Corriere dello Sport, La Gazzetta di Parma. Direttore responsabile del quotidiano "Inliberauscita"

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