“La vicenda dei cancelli chiusi lungo via Antonio Gramsci a Nettuno continua a rappresentare un caso emblematico di compressione del diritto collettivo di accesso al mare e di frizione tra beni demaniali e doveri pubblici. Le prime segnalazioni dei residenti, corroborate da rilievi e documentazione, hanno evidenziato la presenza di cancelli e recinzioni che impediscono l’accesso al mare per oltre un chilometro, in violazione del principio di libera fruizione del demanio marittimo e della normativa regionale che impone almeno un varco pubblico ogni 300 metri.Il 19 gennaio 2026 il Codacons ha indirizzato una nuova diffida al Comune di Nettuno, alla Capitaneria di Porto e alla Regione Lazio, richiamando un quadro normativo preciso: gli artt. 54 e 55 del Codice della Navigazione, che impongono la rimozione delle innovazioni abusive entro la fascia di rispetto dei 30 metri dal demanio; l’art. 1161, che sanziona l’occupazione arbitraria o la limitazione dell’uso pubblico del mare; e gli artt. 5 e 22 del Regolamento di esecuzione, che subordinano qualsiasi opera o sbarramento a preventiva autorizzazione dell’autorità marittima. La diffida documentava inoltre che i varchi risultano oggi chiusi da privati senza alcun titolo, integrando potenziali violazioni edilizie, paesaggistiche e demaniali. A ciò si aggiungeva la preoccupazione per l’ipotesi, emersa sulla stampa, di destinare fondi pubblici alla riapertura di un tunnel ottocentesco invece di rimuovere i cancelli abusivi già esistenti. Trascorso inutilmente il termine di legge di trenta giorni, il 24 giugno 2026 il Codacons e il Comitato dei Mille e Dialogo hanno depositato un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica di Velletri, sottolineando che l’inerzia del Comune non riguarda una semplice istanza privata, ma un obbligo giuridico imposto per legge. L’esposto ricostruisce la situazione del tratto compreso tra la Scalinata del Belvedere e Riviera Guido Egidi, dove l’assenza di varchi pubblici determina una privatizzazione di fatto del demanio marittimo. La denuncia chiede alla Procura di verificare la possibile configurabilità del reato di omissione di atti d’ufficio e di ogni altra fattispecie penalmente rilevante, ribadendo la natura indisponibile del bene demaniale e il dovere dell’amministrazione di garantirne la fruizione collettiva. Un elemento di particolare rilievo è che la denuncia è firmata dai due presidenti delle associazioni esponenti: Piero Tirocchi, Presidente del Comitato dei Mille e Dialogo, e l’Avv. Giuseppe Ursini, Presidente del Codacons. La loro sottoscrizione conferisce all’iniziativa un peso associativo significativo, esprimendo la volontà di tutelare un diritto fondamentale della collettività: l’accesso libero e gratuito al mare. La vicenda, ora all’attenzione della Procura di Velletri, diventa un banco di prova per la capacità delle istituzioni di garantire la legalità sul demanio marittimo e di rispondere alle istanze della cittadinanza attiva, chiamata a difendere un bene pubblico che, per legge e per natura, appartiene alla collettività”.
Comitato dei Mille e Dialogo



