Entro oggi 31 luglio, gli Stati membri, e quindi anche l’Italia, dovranno recepire la direttiva Europea 2024/1799 sul “diritto alla riparazione” finalizzata a incentivare la riparazione dei beni di consumo, ridurre lo smaltimento prematuro dei prodotti riparabili e contrastare il fenomeno dell’ obsolescenza programmata.
L’Italia è in forte ritardo sul recepimento ufficiale della Direttiva UE. L’iter si trova ora all’esame del Parlamento sotto forma di Atto del Governo n. 426, trasmesso il 9 luglio 2026 e in attesa dei pareri delle commissioni competenti. Ma l’approvazione non sembra una priorità per il governo.
In base alle nuove regole viene introdotto l’obbligo in capo ai produttori di riparare un bene rotto o difettoso ma tecnicamente riparabile.
E’ previsto un modulo europeo con tutte le informazioni sulla riparazione, che saranno valide per un periodo di 30 giorni. In base alla direttiva la riparazione deve essere eseguita a titolo gratuito o a un prezzo ragionevole ed entro un periodo di tempo congruo. Qualora il bene difettoso sia ancora in garanzia, in caso di riparazione questa si allunga di un anno. Entro il 31 luglio del 2027, inoltre, dovrà essere realizzata una piattaforma online europea per la riparazione per consentire ai consumatori di trovare riparatori, venditori di beni ricondizionati, acquirenti di beni difettosi a fini di ricondizionamento o iniziative di riparazione di tipo partecipativo.
“L’Italia, attraverso uno schema di decreto legislativo attuativo, si è già attivata per modificare il Codice del Consumo recependo la direttiva europea – ricorda Assoutenti- Lo smaltimento di prodotti riparabili genera ogni anno 35 milioni di tonnellate di rifiuti in Europa con costi sociali e ambientali rilevanti. Le nuove norme non solo riducono la produzione di rifiuti, ma contrastano l’odioso fenomeno dell’obsolescenza programmata, spingendo i fabbricanti a realizzare prodotti che durino di più nel tempo”.
Quali prodotti sono coperti dalla norma?
La Direttiva non si applica a tutti i beni di consumo, ma ad una lista specifica di prodotti indicati dal Regolamento (UE) 2023/1670.
Tra questi rientrano:
lavatrici, lavasciugatrici e lavastoviglie per uso domestico
apparecchi di refrigerazione (frigoriferi, congelatori)
display elettronici
aspirapolvere
server e prodotti di archiviazione dati
telefoni cellulari, cordless e tablet
apparecchiature di saldatura
beni che incorporano batterie per mezzi di trasporto leggeri (es. e-bike, monopattini).
Non rientrano invece nel campo di applicazione:
PC portatili
ferri da stiro
cuffie stereo
tostapane
macchine per il caffè
e molti altri piccoli elettrodomestici di uso comune.
Obblighi per produttori e venditori
I produttori e i fornitori dovranno fornire ai consumatori informazioni chiare e dettagliate sulla riparabilità dei prodotti. Queste dovranno includere:
elenco dei pezzi di ricambio necessari (anche ricondizionati) e loro disponibilità
ubicazione dei centri di assistenza terzi (non solo quelli convenzionati) costo della riparazione (o, se non determinabile preventivamente, l’importo massimo previsto).



