Continua, sollevare dubbi e polemiche la nuova legge elettorale — ribattezzata informalmente “Stabilicum” o “Melonellum”, approvata in prima lettura al Senato il 15 settembre con 113 voti favorevoli e 71 contrari. La riforma introduce un sistema proporzionale con un significativo premio di maggioranza per garantire la stabilità politica.
E’ un “grande passo avanti”, festeggia il presidente del Senato Ignazio La Russa. La Lega, con Andrea Paganella rivendica che ora si fa “chiarezza sulla proposta politica delle coalizioni prima del voto”. La legge è “un punto di equilibrio serio e costituzionalmente sostenibile”, ha sostenuto durante il suo intervento Roberto Rosso di forza Italia. Insomma la maggioranza sembran più soddisfatta della riforma.
Il testo, che ora deve tornare alla Camera dei Deputati per l’approvazione definitiva, ha sollevato forti critiche da parte delle opposizioni di centrosinistra e di diversi costituzionalisti, che l’hanno definita una “legge truffa”.
La riforma viene duramente criticata per il premio di maggioranza “sproporzionato”. Infatti alla lista o coalizione che ottiene almeno il 42% dei voti validi vengono assegnati automaticamente 70 deputati e 35 senatori aggiuntivi. Si tratta di 105 parlamentari in più che non corrispondono ai voti espressi nelle urne.
Le opposizioni sostengono che questo “super bonus” possa distorcere eccessivamente la volontà popolare. Una forza politica con poco più del 40% dei consensi potrebbe ottenere una maggioranza parlamentare talmente schiacciante da poter eleggere in autonomia le massime cariche dello Stato, come il Presidente della Repubblica, senza necessità di mediare con le minoranze. Poi l’inganno sulle preferenze (i “capilista bloccati”). La riforma reintroduce formalmente la possibilità per gli elettori di esprimere le preferenze nominali sulla scheda. L’opposizione accusa la legge di essere una finta apertura democratica. I capilista rimangono “bloccati”, il che significa che i primi eletti di ogni lista vengono comunque decisi a tavolino dalle segreterie dei partiti, limitando il reale potere di scelta dei cittadini. Non ultimo lo sbarramento e raccolta firme “salva-partiti”. Per presentare le liste alle elezioni sono necessarie almeno 450.000 firme complessive per potersi presentare su tutto il territorio nazionale. Ma sono esentate le forze politiche che possedevano un gruppo parlamentare al 31 dicembre 2025.
Viene contestata la creazione di un doppio binario che favorisce i partiti già strutturati e presenti in Parlamento, penalizzando fortemente i nuovi movimenti politici o le forze minori che incontreranno ostacoli burocratici enormi per potersi candidare.
Viene criticato anche il metodo e il tempismo con cui la maggioranza sta portando avanti il testo. Modificare le regole del gioco elettorale a ridosso delle scadenze politiche in realtà appare, un tentativo unilaterale del centrodestra di blindare la propria permanenza al potere e di occupare le istituzioni, aggirando il principio del più ampio consenso possibile sulle riforme costituzionali ed elettorali.




