Lettere. Emanuela Irace: Un falso storico sulla Siria al filmfest

Caro direttore,
lunedi 20 luglio sono stata alla rassegna cinematografica “Guerra e pace filmfest”, in programmazione al forte S.Gallo di Nettuno. Quel giorno proiettavano un dicumentario sulla Siria a dir poco discutibile. Girato da una pseudo giornalista di Aleppo. Sono state due ore di pornografia pura e bieca propaganda senza costrutto. Niente a che vedere con un lavoro giornalistico, seppur di parte. Peggio. In sintesi la guerra in Siria veniva raccontata come un continuo bombardamento ad Aleppo, dove i buoni erano i ribelli, non meglio identificati, e i cattivi le truppe del governo leggittimo di Bashar al- Assad e i Russi.

Caro direttore, sai bene che i ribelli erano mercenari provenienti da tutto il mondo. C’era di tutto in Siria dopo il 2012. C’erano i combattenti musulmani nazionalisti del Tip, ossia gli Uiguri cinesi affiliati allo Stato Islamico sotto la bandiera del fronte al-Nusra. C’erano i mercenari finanziati dalle Petromonarchie del Golfo. C’erano gli europei radicalizzati. C’erano gli oppositori al regime di Bashar al-Assad, i tagliagole di Al-Nusra filiale di al-Qaida e soprattutto le truppe di al-Baghdadi, il fondatore dello Stato Islamico – Daesh secondo l’acronimo arabo – che tradotto significa: Stato Islamico in Iraq e Levante che proprio in Siria tenta di edificare il nuovo califfato. Di tutto questo non si fa menzione nel film e i ribelli passano per essere i buoni. Quindi il documentario ha veicolato un falso storico, fatto di per se grave, specie per la mancanza di conoscenza da parte del pubblico. Per quanto riguarda la pornografia alludo alle riprese persistenti sui cadaveri, non solo di adulti ma anche di bambini e neonati. Con fermo immagine sul colorito bluastro vicino all’inizio del processo di decomposizione. E poi, oltre ai neonati c’erano i feti. Corpicini senza vita col reticolato venoso e la placenta ripresi dalla telecamera in maniera ignobile. Morbosa. Fino ad arrivare a una sequenza lunga troppi secondi su un feto resuscitato. Una vergogna. Passata come una kermesse di “Passione” – aggettivo spacciato come sotto tema della rassegna film guerra – di quest’anno.

La mia domanda è: si puó fare una interpellanza al Consiglio Comunale su quanto accaduto? Esiste un controllo su quanto viene proiettato e sponsorizzato dal comune di Nettuno. È questa l’offerta dell’estate cinematografica nettunese. Grazie.

Emanuela Irace

Nota della redazione: Emanuela Irace è giornalista e analista politica, esperta del mondo arabo e questioni femminili. Autrice di saggi e articoli sulle principali testate nazionali, socia e consulente dell’ISIAO.