Rubrica a cura della maestra Giorgia Costantini
La mamma.
La prima parola.
Il porto sicuro.
La presenza.
E, a volte, anche quell’assenza con la quale, prima o poi, si deve imparare a fare i conti.
Il ruolo delle mamme di oggi è oggettivamente cambiato.
L’ho percepito in modo chiaro e profondo quest’anno, durante i miei laboratori di lettura.
I miei piccoli amici, con i loro racconti spontanei, hanno suscitato in me nuove riflessioni.
Chi è la mamma oggi?
Non è più soltanto colei che lava, stira e cucina.
Anzi, spesso queste incombenze vengono condivise tra tutti i membri della famiglia.
Oggi c’è una donna che lavora.
Che ha una carriera, una propria dimensione, uno spazio personale.
Una donna che non è sempre e solo accoglienza.
È anche la donna dei “NO”.
Dei limiti.
Della stanchezza.
Non la troviamo necessariamente ai fornelli a preparare i dolci delle bustine Pane Angeli, ma davanti a un computer a scrivere relazioni, organizzare turni, rispondere a mail, incastrare tempi.
E il bambino, oggi, ha più punti di riferimento:
nonni, nonne, baby sitter, educatori.
Anche il papà, finalmente, è sempre più spesso contitolare della cura.
È un cambiamento reale.
Profondo.
E ormai impossibile da ignorare.
Non sappiamo ancora dove questa nuova genitorialità ci condurrà.
Ma non possiamo esimerci dal viverla.
Sta prendendo forma una nuova dimensione familiare.
Mamme che si permettono di dire:
“Sono stanca.”
E magari si addormentano sul divano senza sentirsi obbligate a essere perfette in una società che, invece, continua a pretendere performance continue.
Mamme che dicono:
“Stasera non cucino, ordiniamo qualcosa.”
E così insegnano ai figli che non è necessario essere sempre impeccabili.
Mamme che escono una sera con le amiche, lasciando i bambini nel lettone con il papà, comunicano qualcosa di prezioso:
ritagliarsi spazi personali non significa amare meno i propri figli.
Anzi.
Significa tornare a casa più cariche.
Più presenti.
Più vere.
Rinunciare a stirare per leggere insieme una storia insegna il valore del tempo di qualità.
Delegare un’uscita da scuola senza sentirsi in colpa insegna che non bisogna prendersi sempre sulle spalle il peso del mondo.
Forse è proprio questa la sfida educativa del nostro tempo:
crescere figli che non cerchino madri perfette, ma adulti autentici.
Perché i bambini non hanno bisogno di supereroi.
Hanno bisogno di presenza vera.
Di equilibrio.
Di amore possibile.
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