Biodiversità, il grido silenzioso del Pianeta: “Senza natura non c’è futuro” La Terra non appartiene all’uomo, ma è l’uomo ad appartenere la terra: le risultanze del Simposio di Anzio dello scorso maggio. La biodiversità non è soltanto una parola legata all’ambiente: è il motore invisibile che rende possibile la vita sulla Terra. Dall’aria che respiriamo all’acqua che beviamo, dal cibo alle medicine, tutto dipende dall’equilibrio tra specie viventi ed ecosistemi. Nel corso del Simposio Libero Culturale, che ha avuto luogo ad Anzio e a cui ho avuto la fortuna e l’onore di partecipare lo scorso 17 maggio, ho voluto richiamare l’attenzione sull’urgenza di proteggere la biodiversità, patrimonio indispensabile per il futuro del Pianeta e per la sopravvivenza dell’umanità. Secondo il Rapporto Living Planet del WWF, infatti, la biodiversità rappresenta “la variabilità tra gli organismi viventi” e costituisce la base stessa delle nostre economie, delle società e della stabilità climatica. La perdita di specie e habitat compromette il funzionamento degli ecosistemi e riduce la capacità della natura di sostenere la vita umana. Ritengo particolarmente significativo come, tra gli aspetti più affascinanti emerga il cosiddetto “linguaggio delle foreste”. Studi condotti dalla scienziata canadese Suzanne Simard hanno dimostrato che gli alberi comunicano tra loro attraverso reti sotterranee di funghi chiamate micorrize, una sorta di “internet naturale” che permette loro di scambiarsi nutrienti e segnali di sopravvivenza. Ma, come ho avito modo di sottolineare, il quadro globale resta allarmante. Mammiferi, uccelli, pesci, anfibi e rettili hanno subìto un drastico declino negli ultimi decenni. Le principali minacce sono legate alle attività umane: frammentazione degli habitat, cambiamento climatico, inquinamento, urbanizzazione e sfruttamento intensivo delle risorse naturali. Inoltre, la salvaguardia della biodiversità non può più essere considerata una scelta opzionale, ma una priorità collettiva e culturale. Nel mio intervento, ho evidenziato come particolarmente preoccupante sia la situazione degli impollinatori, fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi e per la produzione alimentare. Api, bombi, farfalle e altri insetti garantiscono infatti l’impollinazione di quasi il 90% delle piante selvatiche con fiore. Di fronte a questa emergenza, l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite ha indicato una strada precisa: modelli sostenibili di produzione e consumo, tutela degli ecosistemi terrestri e marini, lotta ai cambiamenti climatici e promozione di città più verdi e vivibili. Sempre più spazio assume anche il concetto di “biofilia”, cioè il legame naturale tra essere umano e ambiente. Numerosi studi dimostrano che il contatto con la natura migliora la salute psicofisica, riduce stress ed eco-ansia e favorisce relazioni sociali più sane. Concludo, ribadendo un concetto che considero fondamentale: la Terra non appartiene all’uomo, ma è l’uomo ad appartenere la terra. “Salvare la biodiversità significa salvare noi stessi”.Un messaggio semplice ma potente che invita ciascuno a riconoscere il valore della natura e a impegnarsi concretamente per la sua tutela.
Loretta Giacomozzi
Biodiversità, il grido silenzioso del Pianeta, Loretta Giacomozzi : “Senza natura non c’è futuro”
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