Autorità civili, militari e religiose, cittadine e cittadini, buongiorno e grazie per la vostra partecipazione. Un saluto al presidente del Consiglio regionale, Antonello Aurigemma. Un ringraziamento particolare al generale di Corpo d’Armata Giampaolo Mirra, dal quale, poco fa, ho ricevuto la croce al valor militare conferita a un nostro concittadino, morto per la libertà d’Italia. Confesso che fino a qualche tempo fa non conoscevo la storia di Giorgio Roesler Franz, ma il riconoscimento a lui tributato colma un vuoto mio personale ma soprattutto scrive una nuova pagina nei gesti dei tanti cittadini anziati che scelsero di stare dalla parte di chi voleva liberare l’Italia dal nazifascismo. Oggi sento di dire grazie a Giorgio, e saluto Marisol, Carla, Claudia e Roberto Roesler Franz, figlie di cugini di primo grado del giovane scomparso, che oggi hanno voluto essere qui con noi. Sono certo che da questo momento in poi, la Città di Anzio avrà l’obbligo alla conservazione gelosa del riconoscimento tributato alla sua memoria e lo ricorderà insieme agli altri partigiani di Anzio che si sono battuti per consegnarci oggi un Paese libero, democratico e repubblicano.
Insieme a lui, allora, colgo l’occasione per menzionare Italo Barontini, Giuseppe Casturano, Francesco Conte, Alfonso De Micheli, Nello Durazzi, Giuseppe Guerra, Aldo Macchiavelli, Corrado Ocone, Andrea Pignoli, Angelo Pignoli, Antonio Salustri e Settimio Salvini. Un particolare saluto al nostro cittadino Giorgio Petrucciani, anch’egli partigiano.
Allo stesso tempo, mi corre l’obbligo di ricordare Leda Cochi, presidente Anpi recentemente scomparsa.
Grazie a loro e agli alleati, le sofferenze subite dalla nostra popolazione durante il regime – fu possibile liberare Roma – ponendo fine allo sfollamento dei nostri cittadini che al loro rientro trovarono una città distrutta. Proprio per tali ragioni il nostro Consiglio comunale, nel 2025, ha inteso revocare la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, cioè a chi instaurò un regime totalitario e ci trascinò nel baratro della guerra.
Grazie alla resistenza e al coraggio di tanti giovani italiani, partigiani di varie estrazioni politiche e sociali, unito all’intervento degli alleati, venne restituito ai nostri nonni e genitori il bene più prezioso: quello della libertà. Per tali ragioni la Resistenza resta il caposaldo della nostra Repubblica.
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, un faro per il nostro Paese, ebbe a dire in una intervista al giornalista Ezio Mauro: “Non c’è più, fortunatamente, la necessità di riconquistare i valori di libertà, di democrazia, di giustizia sociale, di pace che animarono, nel suo complesso, la Resistenza. Oggi c’è la necessità di difendere quei valori, come è stato fatto contro l’assalto del terrorismo, come vien fatto e va fatto sempre di più contro quello della mafia. La democrazia va sempre, giorno dopo giorno, affermata e realizzata nella vita quotidiana. Il 25 aprile fu lo sbocco di un vero e proprio moto di popolo: la qualifica di “resistenti” va estesa non solo ai partigiani, ma ai militari che rifiutarono di arruolarsi nelle brigate nere e a tutte le donne e gli uomini che, per le ragioni più diverse, rischiarono la vita per nascondere un ebreo, per aiutare un militare alleato o sostenere chi combatteva in montagna o nelle città”.
Aggiungerei, io, grazie anche a quei sacerdoti e suore che, nelle loro parrocchie e nei loro conventi, hanno protetto i nostri concittadini di ogni religione o estrazione politica.
L’ex Presidente della Camera, Nilde Iotti, spiegava: “La Resistenza era stata un fatto straordinario. Aveva realizzato una unità veramente eccezionale che andava dagli ufficiali badogliani agli operai comunisti”
È grazie a quell’unità, alla liberazione che stiamo celebrando oggi, 81 anni dopo quel 25 aprile, che l’Italia ha avuto libere elezioni e ha scelto la Repubblica. È in quel periodo che è nata e si è affermata l’idea di Europa di Colorni, Rossi e Spinelli. Mi piace ricordare un passaggio alla Camera di Guido Gonella, deputato della Dc, che il 18 aprile del 1948 disse: “Dalle elezioni italiane non solo ha inizio una nuova Italia, ma pure risorge la speranza di una nuova Europa”. Vale a dire quella che ci ha garantito pace e libertà in 80 anni e che ancora oggi rappresenta un baluardo rispetto a ogni segnale di prepotenza, sia da est come da ovest del mondo.
Questa ricorrenza ci richiama anche al patriottismo e sento di affermare che siamo patrioti europei proprio perché prima siamo patrioti italiani. Le due cose non sono in contrasto, tutt’altro, perché crediamo in una Europa non come sommatoria di nazioni ma come unicum di popoli con due valori comuni: la democrazia e la libertà antidoti contro il totalitarismo e contro gli autoritarismi.
Il compianto David Sassoli, da presidente del Parlamento europeo, nel 2020 – per celebrare i 75 anni del 25 aprile – scrisse una lettera all’Associazione nazionale partigiani che è ancora attualissima: “La Resistenza italiana è stata un fatto di popolo che ha visto protagonisti giovani e anziani. Voglio pensare che è grazie a loro, così come grazie ai Maquis francesi, o alla Rosa Bianca in Germania, che la Resistenza è diventata europea e mai come ora dobbiamo riaffermare i valori dell’antifascismo per superare il momento durissimo che stiamo attraversando, perché questa è la forza dell’Europa”.
Nel manifesto che abbiamo realizzato per questo 25 aprile abbiamo inserito lo slogan “Messaggio di libertà”. C’è una bottiglia che immaginiamo solcare il mare e raggiungere – ad esempio – chi fugge da guerre, soprusi, sfruttamento e arriva nel nostro Paese in cerca di quella libertà. Non potremo mai abituarci a chi perde la vita in traversate del Mediterraneo e se è giusto combattere gli scafisti, è sacrosanto garantire assistenza a chi approda in Italia e pertanto in Europa con l’intento di lavorare onestamente.
Con il nostro messaggio, inoltre, abbiamo pensato di lanciare un segnale, così come fatto in altre occasioni, proprio da questa città che ha conosciuto dolore, sofferenze, sfollamento, morte e distruzione. Siamo una goccia nell’oceano, assistiamo quotidianamente a quanto accade nel mondo, proprio per responsabilità dei regimi totalitari e autocratici, ma dobbiamo restare fermi a difendere i nostri valori, sanciti nella nostra Costituzione.
Lo dobbiamo a chi si è immolato per farci avere la democrazia, lo dobbiamo alle generazioni future. Viva Anzio, viva la Resistenza, viva la libertà, viva l’Italia, viva l’Europa unita e democratica.
Anzio, 25 aprile 2026



