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Nettuno. La cultura scacciata dalla Divina Provvidenza, non è detta l’ultima parola

[sg_popup id=”106217″ event=”inherit”][/sg_popup]Nessuna fine per il caso della Divina Provvidenza di Nettuno. I locali che per 30 anni, hanno ospitato le associazioni non possono chiudere. Il cuore, l’estro, l’impegno, l’aggregazione e la condivisione di tutti questi anni, anima ancora i protagonisti di questa avventura, Flavia Mastrella e Antonio Rezza, che lottano contro le istituzioni per non permettere quello che oggi, sembra un vero e proprio sopruso.

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Una mostra nei locali della Divina Provvidenza

É iniziato tutto qualche mese fa, quando il commissario prefettizio Bruno Strati, ha deciso che quei locali non rispettavano le norme di sicurezza, come d’altronde buona parte delle strutture di Nettuno e d’Italia, ma loro andavano sgomberati. Gli anziani, i portatori di handicap, la banda della città, gli artisti, i poeti, sono stati divisi, da ricollocare in realtà statiche che non riconoscono, non gli appartengono e non vogliono. Le varie associazioni avevano creato delle dimensioni, che interagivano tra di loro, che sono nate spontaneamente dando vita ad un contesto naturale meraviglioso.

Nettuno. La cultura scacciata dalla Divina Provvidenza, non è detta l'ultima parola 2I ragazzi down, si confrontavano con le altre realtà con fare curioso, ora sul loro mondo ci sono i sigilli. I responsabili di questo procedimento sono introvabili. Sono due volte che Striscia la notizia viene a Nettuno, per avere delle spiegazioni in merito ma senza risultati. A palazzo Matteotti non c’è nessuno a riceverli. Sulla stampa locale, rilasciano dichiarazioni amareggiate sulla precarietà degli edifici. Ma perché non di tutti gli edifici viene data nota delle precarietà, con tale dovizia di particolari?

La cultura e l’arte che ormai da parecchi anni non ha modo di esprimersi nella città di Nettuno, senza teatri ne cinema, si era rifugiata alla Divina, ma è stata trovata e scacciata via. Ma non è ancora detta l’ultima parola.

LdB

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