Mentre la propaganda regionale si riempie la bocca di “prossimità” e “rilancio”, la realtà dei fatti presenta il conto: dal 4 maggio, il pronto soccorso ostetrico degli Ospedali Riuniti di Anzio e Nettuno chiude i battenti.
Una decisione che arriva alla vigilia della stagione estiva, quando il territorio vede raddoppiare la popolazione e aumentare inevitabilmente la domanda di assistenza sanitaria. Una scelta che solleva interrogativi pesanti sulla programmazione regionale e sulla tenuta dei servizi essenziali.
Il provvedimento prevede anche il trasferimento delle maggior parte delle ostetriche all’ospedale di Velletri, patria dell’assessore al bilancio Giancarlo Righini.
Una riorganizzazione che, nei fatti, riduce l’offerta sanitaria locale e aumenta le distanze per le utenti, con possibili ripercussioni sui tempi di intervento nelle emergenze. In un’area già sotto pressione nei mesi estivi, il rischio è quello di un ulteriore sovraccarico delle strutture limitrofe.
La decisione si inserisce in un contesto più ampio di politiche sanitarie contestate. Da un lato inaugurazioni e annunci sulle case di comunità, spesso ancora non operative o incomplete; dall’altro, la riduzione di servizi ospedalieri concreti. Una contraddizione che alimenta le critiche verso la gestione della sanità regionale guidata dal presidente Francesco Rocca e dal direttore generale Giovanni Profico.
Il nodo resta politico oltre che sanitario: mentre si investe in comunicazione e visibilità, sul territorio si registrano arretramenti nei servizi.
Resta ora da capire come verranno gestite le emergenze ostetriche in un’area destinata, tra poche settimane, a un forte incremento di presenze. Perché al di là degli annunci, la domanda è semplice: chi garantirà assistenza tempestiva e sicurezza alle donne in un momento così delicato?



