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Mancato arresto di Almasri, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo presenta due ricorsi contro l’Italia

La Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha notificato ufficialmente al Governo italiano due ricorsi contro l’Italia e ha deciso di assegnare ad essi la procedura d’urgenza. Al centro il caso del criminale libico Elmasry: i due ricorrenti (un cittadino sudanese e una cittadina della Costa d’Avorio) accusano le autorità italiane di non aver eseguito il mandato di cattura della Corte penale internazionale (Cpi) contro Osama Elmasry Njeem, ex capo della polizia paramilitare libica accusato di crimini contro l’umanità, tortura, stupro e schiavitù sessuale. Nel gennaio 2025 la Corte penale aveva emesso il mandato di cattura. Elmasry era stato arrestato dalla polizia italiana, ma era stato liberato in fretta e furia e rimpatriato in Libia con un aereo di stato. La vicenda aveva coinvolto il Governo italiano che conosceva la pericolosità del generale, ma che, per motivi di opportunità, aveva preferito allontananarlo dall’Italia. I due ricorrenti, che vivono in Italia, affermano di essere stati torturati e abusati in centri di detenzione libici gestiti o controllati proprio da Elmasry. E i ricorrenti sostengono che il comportamento dell’Italia abbia violato alcuni articoli della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Una delle vittime avrebbe anche sporto denuncia in Italia per far luce sul mancato arresto e sul rimpatrio, ma nell’ottobre 2025 il tribunale dei ministri di Roma, ha neganto l’autorizzazione a procedere contro i ministri della Giustizia, dell’Interno e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. La notifica, di cui oggi riferisce la Cedu significa che la Corte ha ritenuto la questione grave e seria, ha inviato una serie di domande al Governo italiano per chiedere spiegazioni e ha avviato ufficialmente il procedimento

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