“II° Guerra mondiale 22 gennaio 1944 2 del mattino Sbarco anfibio degli Alleati ad Anzio e Nettuno: operazione che portò alla liberazione di Roma”

Siamo nel gennaio 1944: in questi luoghi c’è l’occupazione tedesca e dal Sud Italia è in corso l’avanzata degli Alleati. Operation Shingle era il nome in codice dato dagli Alleati all’operazione militare dello sbarco di Anzio. In occasione delle celebrazioni organizzate dai Comuni di Anzio e di Nettuno, patrocinate del Ministero della Difesa e dalla Regione Lazio, in commemorazione del 75°°’° anniversario dallo Sbarco anfibio di Anzio, è stata organizzata per le scuole la proiezione dell’inedito DocuFilm “Shingle 1944”, alla presenza del regista Pierfrancesco Fiorenza, giovedì 24 gennaio, al Cinema Astoria di Anzio, alle 9:30 ed alle 11:30.

E’ stata voluta con il lungimirante intento di far conoscere ai ragazzi questi fatti storici anche da punti di vista diversi, sconosciuti al grande pubblico, a tratti molto emozionanti. Visto l’alto fine educativo per le nuove generazioni, sono state inviate le delegazioni delle Ambasciate e degli istituti di cultura dei Paesi protagonisti di questi fatti storici, i cui teatri di battaglia sono stati i territori di Anzio e Nettuno: Stati Uniti, Regno Unito e Germania. L’obiettivo è quello di avere sul palco una rappresentanza di questi Paesi per sottolineare con autorevolezza l’importanza della storia e della memoria, attraverso un unico messaggio di pace a più voci. L’eco che ne scaturirebbe sarebbe, così, potente e contagiosa, e andrebbe ben oltre gli studenti in platea. Con “Shingle 1944” è stata fatta una restituzione dei fatti dello sbarco di Anzio con un linguaggio visivo e divulgativo contemporaneo, con un taglio storico affidato ad Enrico Canini, autore e storico di questo periodo, che ci racconta questi fatti conducendoci in quei luoghi, anche difficili da esplorare, con un linguaggio adatto a tutti. Questo documentario si differenzia da qualsiasi altro approfondimento storico per aver sapientemente miscelato la storia alla ricchezza emotiva delle preziosissime testimonianze di chi quella guerra l’ha fatta o l’ha comunque vissuta sulla propria pelle. Questi racconti attivano leve emotive, ci trasmettono pathos, senso della vita, insegnamenti e la lucidità che ci insegna la storia. E come epilogo, tutti concorderemo che le storie umane sono tutte vincitrici.

SINOSSI DEL DOCUFILM

L’occhio attento del regista e produttore Fiorenza ricostruisce in modo vivido e particolareggiato il contesto socio-politico dell’epoca attraverso il linguaggio delle emozioni trasmesse dalla voce e dagli occhi dei protagonisti a vario titolo dell’epoca, quelli che hanno vissuto tutto ciò sulla propria pelle. Questi luoghi storici, fino ad oggi ancora troppo poco conosciuti per l’importanza dei fatti di cui sono stati teatro, vengono narrati nel 1968 con un film di coproduzione italoamericana (“Lo sbarco di Anzio” di Edward Dmytryk e Duilio Coletti, con Robert Mitchum, Peter Falk, Earl Holliman, prodotto da Dino De Laurentis). Ma per avere un taglio di approfondimento storico, bisogna arrivare ai servizi televisivi realizzati, nel 2012, dal famoso storico inglese David Reynolds per la BBC e, nel 2015, da Piero Angela per Rai3. Eppure, nessuno di questi approfondimenti ha saputo proporci una ricostruzione storica dei fatti efficace, comunicativa e interessante come questa di “Shingle 1944”, con un linguaggio che va dritto al cuore anche di un pubblico giovane, mostrando materiale di repertorio, commemorazioni storiche e soprattutto raccogliendo le preziosissime testimonianze di veterani e di persone che raccontano quanto vissuto con emozione, taluni con semplicità altri con lucidità, tutti in maniera autentica, consegnandole così alle generazioni future. Queste testimonianze rappresentano quel taglio emotivo, non più ripetibile visto che alcuni testimoni nel frattempo sono venuti a mancare, che rende davvero unico il DocuFilm di Fiorenza. Attraverso il documentario siamo anche noi spettatori delle rievocazioni storiche dello Sbarco di Anzio, ancora molto sentite, che avvengono attraverso la messa in scena dello sbarco con i mezzi e i costumi d’epoca, oltre alla presenza dei veterani ancora viventi. Gli aerei, i carrarmati, gli anfibi, le frecce tricolori. Una simulazione di sparatorie, di lanci di bombe ed attacchi aerei, di cattura dei prigionieri; fortini ed ospedali da campo. Ecco una sintesi delle principali testimonianze di chi ha vissuto questa storia. Il veterano dell’Impero Britannico Harry Shindler, oggi novantaseienne, che ha partecipato alla testa di sbarco con la 1° Divisione Britannica, che ci racconta il pensiero strategico di Churchill sottostante quest’azione tattica, il fatto che la liberazione di Roma non fu solo degli americani ma anche degli inglesi, dei neozelandesi e di tutti gli Alleati. Il gran bel rapporto tra gli inglesi e gli americani, nonostante le dicerie. Wilma Fontana, una sopravvissuta che all’epoca era una bambina di 5 anni, sfollata, che giocava “con la guerra”, scappava, si separava da componenti della sua famiglia per tornare poi tutti insieme ed, infine, il ritorno alla sua vita normale, a scuola, ma con una cartella che era un contenitore di ferro portaproiettili. Renzo Mattioli, un sopravvissuto che ci racconta che con la sua famiglia li fecero allontanare da Anzio, considerata zona nera, e li portarono in Sicilia dove vissero da sfollati, ospitati. Il veterano Alfredo Rinaldi, ragazzo sedicenne che insieme alla sua famiglia si erano rifugiati a Roma, che decide di tornare ad Anzio da solo, a piedi.
Facendo breccia nel cuore di un militare che diventa il suo angelo custode, si arruola con gli americani e ci racconta la liberazione di Roma, il pericolo di un campo minato, scampato grazie all’aiuto dei metal detector, e delle differenze di equipaggiamenti e dotazioni degli americani rispetto a quelle degli italiani: “Ma come potevano perdere la guerra loro (ndr gli americani)… io (ndr con gli americani) avevo le galosce sopra gli scarponcini. Nella branda avevo il piumone!”. Finita la guerra non poté proseguire con loro in Francia, ma grazie a fatti e circostanze della vita, come un’intervista rilasciata ad un giornalista americano, e la sua storia pubblicata sul quotidiano delle forze armate americane, rientra in contatto col suo angelo custode che lo invita ad una reunion e lì riceve gli onori, come un veterano americano, alle celebrazioni della vittoria della II° guerra mondiale ed incontra il segretario di stato Colin Powell, la senatrice Hillary Clinton e i presidenti Bill Clinton e George W. Bush. Il direttore del Cimitero Militare Germanico di Pomezia, Filippo Contino, che ci racconta come quello sia diventato il secondo sacrario più importante in Italia, con 27.500 caduti, divenuto ormai meta per gruppi, studenti e studiosi di storia dall’estero, che includono questa visita nel tour relativo allo sbarco di Anzio. Fiorella Cencetti, la figlia dell’ultimo comandante del battaglione Barbarigo della X° Flottiglia MAS, seppellito nel Campo della memoria di Nettuno, luogo da cui ci parla e che ci descrive in questo modo: “Ci sono delle volte che uno viene qui, non mi vergogno a dirlo, anche a fare la settimana enigmistica, perché è un’oasi di pace. Questa è casa mia, è casa nostra, è casa dei nostri padri. Questo è il mio posto preferito”. Il veterano Ennio Appetecchia, ex marò della X° Flottiglia MAS, che racconta che è toccato a lui raccogliere il corpo del suo comandante che i partigiani ad Ozegna avevano “massacrato a tradimento”, e non riesce più a proseguire per la commozione del dolore, ancora così vivo. Il direttore del Campo della Memoria di Nettuno, Alberto Indri, che con la sua testimonianza esce dagli schemi del buonismo delle commemorazioni. “I caduti italiani si sono comportati con onore ed hanno avuto degli episodi di valore eccezionali e nessuno ne parla perché sono morti scomodi. Scomodi perché questa società, nata dopo, li ha resi il male assoluto. Ma questi che stanno qua sono invece ragazzi giovanissimi di 17, 18 anni, che sono morti con onore e noi li onoreremo sempre”. Infine, l’intervento conclusivo del veterano britannico Harry Shindler che dice: “Ripensandoci, faceva tutto parte di una grande guerra, una guerra giusta secondo me, per riportare in Europa la libertà, il diritto di voto, la democrazia, che in Europa era sparita ed ora stava tornando, e noi stavamo facendo la nostra parte. E per questo, secondo me, ne è completamente valsa la pena”. Con “Shingle 1944” è stata fatta una restituzione dei fatti dello sbarco di Anzio con un taglio storico, in un linguaggio visivo e divulgativo contemporaneo, ed un racconto di chi ha vissuto tutto ciò trasmettendoci il pathos ma anche il senso della vita, gli insegnamenti e la lucidità che la storia ci insegna. E come epilogo, tutti concorderemo che le storie umane sono tutte vincitrici. Il documentario “SHINGLE 1944” di Pierfrancesco Fiorenza, è stato prodotto da Produzione Straordinaria, con l’Augustus Color di Roma come partner tecnico che ha curato la post produzione video, audio ed il restauro delle pellicole d’epoca.