HomeAttualitàOrbán sconfitto da Magyar alle elezioni in Ungheria. Gli europeisti credono che...

Orbán sconfitto da Magyar alle elezioni in Ungheria. Gli europeisti credono che i problemi UE siano risolti. Che errore!

di Stefano Fassina 

Orbán è stato sconfitto da Péter Magyar alle elezioni in Ungheria. Gli europeisti credono che i problemi UE siano risolti. Che errore!

È stata una disfatta ancor più larga di quanto previsto dai sondaggi per Viktor Orbán e la sua Fidesz alle elezioni politiche ieri in Ungheria, dopo 16 anni di dominio politico, di piegatura autoritaria e proprietaria delle istituzioni, di corruzione diffusa. L’ha dovuto riconoscere a scrutinio ancora in corso. È una svolta di speranza per il popolo ungherese. Inoltre, rilevano i riverberi oltre confine: la parabola dell’inventore della “democrazia illiberale” fa perdere slancio a quel modello, frutto velenoso delle democrazie occidentali, degenerate in “oligarchie liberali” (copyright: Emmanuel Todd) nel trentennio neoliberista alle nostre spalle.

Tuttavia è davvero surreale la lettura, così diffusa nella “meglio” classe dirigente non soltanto italiana, dell’ex premier come ostacolo decisivo sulla strada verso le sorti magnifiche e progressive dell’Ue, ora finalmente liberata.

È stata una disfatta ancor più larga di quanto previsto dai sondaggi per Viktor Orbán e la sua Fidesz alle elezioni politiche ieri in Ungheria, dopo 16 anni di dominio politico, di piegatura autoritaria e proprietaria delle istituzioni, di corruzione diffusa. L’ha dovuto riconoscere a scrutinio ancora in corso. È una svolta di speranza per il popolo ungherese.

Inoltre, rilevano i riverberi oltre confine: la parabola dell’inventore della “democrazia illiberale” fa perdere slancio a quel modello, frutto velenoso delle democrazie occidentali, degenerate in “oligarchie liberali” (copyright: Emmanuel Todd) nel trentennio neoliberista alle nostre spalle.

Tuttavia è davvero surreale la lettura, così diffusa nella “meglio” classe dirigente non soltanto italiana, dell’ex premier come ostacolo decisivo sulla strada verso le sorti magnifiche e progressive dell’Ue, ora finalmente liberata.

Innanzitutto, si dovrebbe tener presente che il vincitore, con una maggioranza di 2/3 del Parlamento, il conservatore Péter Magyar, leader della coalizione Tisza, non è un outsider atterrato da Ventotene. È stato nella cerchia stretta degli orbaniani fino a un paio di anni fa, sebbene poco valorizzato (a suo dire). Abilissimo a fiutare il crescente malcontento alimentato dalle difficoltà economiche e dai privilegi della casta di ogni ambito istituzionale e amministrativo magiaro.
Sopratutto, si dovrebbero leggere con attenzione le analisi sugli orientamenti del suo elettorato. Sull’Ucraina, l’unico dossier sul quale Orbán ha frenato e poi, dopo aver negoziato un adeguato corrispettivo, rimosso il suo veto (sono stati approvati da Bruxelles 20 pacchetti di sanzioni al Cremlino e “donati” 200 miliardi di euro a Kiev), i voti a Magyar sono stati previsti arrivare da un bacino che, al 41%, è contrario al suo ingresso nell’Ue, al 45% è in disaccordo su ulteriori aiuti finanziari e, al 42%, considera il presidente Zelensky un “cattivo leader” (fonte, insospettabile di sovrastimare l’“anti-europeismo”, European Council on Foreign Relations, 9 aprile scorso).
Nel commento alla rilevazione pre-elettorale citata, gli autori avvertono: “a seguito della vittoria di Magyar, i partner europei dell’Ungheria sarebbero saggi a non attendersi un’inversione a U nella politica estera … in merito al coinvolgimento dell’Ungheria nei finanziamenti a Kiev o il suo supporto all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue, dato che sono questioni potenzialmente divisive tra gli elettori di Tisza e generalmente avversate dagli ungheresi”.
Poi, si dovrebbe cominciare a prendere atto della realtà: la marginalità e l’umiliazione geopolitica dei governi dell’Ue, l’assenza di autonomia strategica dell’Unione, la sofferenza economica e morale inflitta ai rispettivi popoli non è dipesa dai veti di Orbán alla linea sull’Ucraina. È conseguenza della linea stessa. Facciamo qualche esempio.

L’irrilevanza nei tentativi di negoziare la fine dignitosa della guerra in Ucraina, unica prospettiva sensata come è sempre più evidente, è effetto dell’ottusa scelta di considerare la Russia “minaccia esistenziale” e, inevitabilmente, della necessità di doversi affidare, in totale subalternità, all’Amministrazione USA per la protezione militare (pagata con l’innalzamento degli acquisti di armi da Washington).
L’inerzia sulla difesa comune è il riflesso del riarmo nazionale praticato dai governi più “europeisti”, a partire dalla “grande coalizione” tedesca, guidata da Merz.

Lo stop a un modestissimo aumento del bilancio pluriennale Ue è tenacemente imposto, anche qui, dai governi popolari, liberali, progressisti vocati alla frugalità.

La caduta di credibilità morale, prima che politica, interna e internazionale delle leadership europee nella transizione economica e egemonica in corso è causata dall’indifferenza verso i crimini compiuti sull’altra sponda del Mediterraneo per l’attuazione del disegno destabilizzante della “Grande Israele”.
La possibilità di cooperare strategicamente con i Brics per la sicurezza condivisa, oltre che per i commerci, è minata dal servilismo verso Donald Trump, giunto fino a definire “legittimo” il blitz in Venezuela e a “non condividere, né condannare” la sciagurata avventura in Iran, colpo micidiale per gli interessi nazionali di ciascuno Stato Ue, in particolare di quelli affacciati sul Mare Nostrum.

La resa incondizionata nell’imbarazzante partita dei dazi imposta dalla Casa Bianca ai partner UE è il risultato dell’incapacità di riconoscere la fine della lunga stagione mercantilista e riorientare le principali economie del continente verso la domanda interna.
Le resistenze all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione sono largamente e giustamente condivise in tanti Stati membri in quanto l’ulteriore allargamento del feroce mercato unico sarebbe un atto contro i lavoratori e le piccole imprese del vecchio continente, oltre a determinare il rafforzamento dell’autolesionista agenda russofobica.

Venuto meno il capro espiatorio a Budapest, si incomincerà a intravedere che il re è nudo e il problema è la linea degli europeisti mainstream? Si aprirà qualche spazio nel discorso pubblico per posizioni utili a un radicale cambio di rotta?

 

 

fonte ilsussidiario.net

*Le notizie del quotidiano inliberauscita sono utilizzabili, a condizione di citare espressamente la fonte quotidiano inliberauscita  e l’indirizzo https://inliberauscita.it

 

____________________________________________________

Inliberauscita il quodidiano che puoi leggere senza pubblicità invasiva

Redazione redazione@inliberauscita.it

Per la pubblicità su InliberaUscita tel. 3333240563 - info@inliberauscita.it

 

 

 

 

 

 

 

Redazione
Redazionehttp://www.inliberauscita.it
Periodico telematico di informazione fondato il 16 giugno 2011 Registrazione presso il tribunale ordinario di Velletri n°12/2011

Ultime Notizie