E’ stata una festa. In una giornata di primavera piena di luce, con un sole caldo che ha scaldato la terra e le persone, nella splendida cornice della Fattoria Didattica Riparo di Anzio, si è tenuto il primo evento di promozione della cultura enogastronomica, organizzato dal Circolo ARCI Itaca, intitolato “Il miracolo del latte di pecora. Cultura pastorale e magia casearia”.
Hanno partecipato all’iniziativa oltre 130 persone attratte dal titolo della manifestazione che prometteva di soddisfare curiosità intellettuali, culturali ma anche di gola e di gusto.
L’intento degli organizzatori era quello di far conoscere un’arte, una cultura che va ormai scomparendo, portando davanti alle persone un artigiano del latte che ha presentato l’arte di “fare il formaggio”.
E così, mentre scorrevano le note dell’orchestra jazz dei laboratori della Scuola Popolare di musica di Testaccio di Roma, il Mastro casaro Tonino Brizi e sua moglie Sandra spiegavano ciò che stava accadendo dentro il pentolone pieno di latte con l’aggiunta di caglio naturale, scaldato al fuoco di un fornello a gas. Dopo circa un’ora saliva la cagliata (quella che noi acquistiamo col nome di giuncata) che veniva raccolta in fuscelle e mandata in cucina dove una brigata di volontari, coordinati dalla chef e socia ARCI Cristina, la preparavano accompagnata da miele millefiori, noci tostate e scorza di limone grattugiata, per essere poi proposta in degustazione a tutti i partecipanti.
Il saluto del Presidente del circolo Andrea Amato apriva ufficialmente la manifestazione e la spiegazione del significato della stessa veniva introdotta da Riccardo D’Alfonso, Coordinatore del Gruppo di ARCI Itaca per la promozione della cultura enogastronomica.
Intanto nel grande salone, in cui erano disposti i tavoli, gli ospiti della manifestazione si servivano al tavolo di servizio dove dopo la cagliata venivano serviti i pecorini di varia stagionatura del Caseificio Artigianale Il Fiocchino di Piansano con il miele prodotto dall’azienda apicultrice “L’Apetta Vagabonda” di Nettuno, canditi e confetture fatte in casa, salumi rigorosamente artigianali e porchetta del salumificio GAM di Montefiascone.
I vini che accompagnavano la degustazione erano serviti alla mescita da Valerio Palumbo che ha alternato il suo “Razzaccolo” (prodotto dalla sua azienda Spinobianco) con i suoi liquori (tra cui la Ratafia di visciole) e con i vini gentilmente offerti dalla Cantina della Divina Provvidenza di Nettuno che ha gratificato le gole dei partecipanti con le sue bollicine, il suo bianco fermo ed il suo rosso “Neptunus”.
Nel frattempo, tra la meraviglia e le domande dei visitatori e le note jazz che si libravano nell’aria, veniva fuori il formaggio primo sale che veniva raccolto all’interno di contenitori per poi essere mandato in cucina – lavorato a dadini e servito con un trito zucchine romanesche crude, marinate al limone e menta, rondelle di ravanelli e pesto di foglie di ravanelli – per poi essere proposto ai palati degli ospiti.
Il tempo è trascorso allegramente e in serenità. Un intervento degli organizzatori ha ricordato quale sia il patrimonio culturale che Arci Itaca vuole promuovere.
L’evento è anche stato l’occasione per festeggiare la vittoria del NO nel recente referendum – una vittoria della democrazia, contro ogni tentazione autoritaria – e per ricordare il valore importante della Costituzione Repubblicana.
Arriva il momento dell’ultimo prodotto della lavorazione del latte; si fa di nuovo intorno a Tonino e Sandra un cerchio di persone che si accalcano attorno al pentolone di quello che è rimasto del latte. E arriva la ricotta, calda, bianca, morbida, umida. Tanta gente si avvicina al pentolone con un piattino in mano, curiosa di assaggiare, forse per la prima volta, un prodotto appena fatto e non comprato al supermercato. Le fuscelle di ricotta vengono poi lavorate dalla chef Cristina in due versioni, calda salata, condita con olio, sale e pepe, e fredda dolce, con crumble di mandorle e confettura di mele cotogne.
Ormai è sera avanzata, la gente è contenta. Chiacchiera tranquillamente. Nuove persone si conoscono. C’è una atmosfera di famiglia, di serenità ed insieme di socializzazione, di cultura condivisa, di partecipazione.
Ma le sorprese non finiscono qui. Comincia a suonare il gruppo “Fermata di Anzio”. Ciò che li caratterizza è la rivisitazione in chiave jazz e tango della canzone d’autore degli anni 50 e 60.
Così la cronaca della giornata che ormai volge al termine. I visi stanchi ma soddisfatti dei volontari che hanno garantito che tutto si svolgesse in modo efficiente parlano della soddisfazione che si prova per un servizio ed uno spazio di partecipazione, di cultura e di svago offerto ai cittadini.
Piccole tracce di una presenza che ARCI Itaca vuole rendere costante nel nostro territorio, tracce che rimangono nella memoria e che contribuiscono a costruire una storia ed una coscienza comune.



