Lei non è innocente. Ma non è nemmeno solo ciò che ha fatto.
“Ho scritto Sbarre dopo aver conosciuto e ascoltato a lungo la storia di una donna che, nel libro, ho scelto di chiamare “Gabriella”. Non è stato un incontro veloce, né una semplice intervista. È stato un percorso fatto di racconti spezzati, silenzi, momenti in cui fermarsi perché ricordare faceva troppo male. Gabriella non è una persona che si racconta facilmente: alcune cose le dice di getto, altre le tiene dentro, e devi guadagnarti ogni parola. Ho deciso di scrivere questa storia per un motivo molto semplice: perché mi sono resa conto che non era solo la storia di “una donna che ha sbagliato”, ma di una persona reale, complessa, piena di contraddizioni. Una di quelle storie che spesso vengono giudicate da fuori, senza essere mai davvero ascoltate. Gabriella mi ha parlato del suo amore, uno di quelli che ti consumano. Mi ha raccontato episodi difficili da accettare, momenti in cui lei stessa sapeva che avrebbe dovuto andarsene, ma non ci riusciva. E non cercava giustificazioni. Questo è stato ciò che mi ha colpito di più: la sua sincerità, anche quando la metteva in cattiva luce. Poi è arrivato il racconto del carcere. Lì ho capito che questa storia doveva essere scritta. Non per spettacolarizzare, ma per restituire la realtà per quello che è: l’impatto dell’arresto, la separazione dai figli, l’isolamento, il tempo che perde significato. Gabriella non mi ha mai chiesto di addolcire niente. Anzi, ci teneva che si sentisse tutto: il freddo, la rabbia, la solitudine. Ho scelto di cambiare il suo nome per proteggerla, ma anche per permetterle di raccontarsi senza filtri. Perché questa non è una storia costruita: è una testimonianza. E chi legge deve arrivarci senza pregiudizi, senza sapere chi è davvero, ma sentendo quello che ha vissuto. Scrivere “Sbarre” non è stato facile. In alcuni momenti mi sono sentita quasi “di troppo”, come se stessi entrando in qualcosa di estremamente intimo. Ma allo stesso tempo sentivo una responsabilità: quella di non tradire la sua voce. Non ho scritto questo libro per dare risposte o per prendere una posizione. L’ho scritto per raccontare. Per far vedere cosa c’è dietro certe scelte, dietro certi errori, dietro certe vite. E soprattutto per ricordare una cosa che Gabriella, in fondo, mi ha insegnato: che nessuno è solo ciò che ha fatto”.
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https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/728562/sbarre/
- Edizione:1
- Anno pubblicazione:2026
- Formato:15×23
- Foliazione:220



