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Giornalismo sotto attacco: scorta per Nello Trocchia, il 29° reporter nel mirino delle mafie

ROMA – Non sono bastate le minacce velate, i messaggi intimidatori e i tentativi di delegittimazione: per fermare la penna di Nello Trocchia, inviato del quotidiano Domani, la criminalità organizzata è passata alle minacce di morte esplicite. Un’escalation di violenza verbale che ha spinto il Ministero dell’Interno e la Prefettura di Roma a formalizzare, tra il 10 e l’11 maggio 2026, l’assegnazione della scorta al giornalista.Trocchia, da anni in prima linea nel documentare le dinamiche dei clan romani, le infiltrazioni della mafia albanese e i legami tra malavita e colletti bianchi, diventa così il 29esimo giornalista italiano costretto a vivere sotto protezione. Un numero che fotografa una democrazia fragile, dove il diritto di cronaca viene pagato con la perdita della libertà personale.

Un attacco al diritto di essere informati. L’assegnazione della scorta non è solo una misura di protezione individuale, ma il sintomo di un attacco sistematico alla libertà di informazione. Le inchieste di Trocchia hanno spesso scoperchiato santuari intoccabili, dando fastidio a chi preferisce l’oscurità dei traffici al faro dell’opinione pubblica. Nonostante le pressioni, il cronista ha ribadito con fermezza che il suo impegno non subirà battute d’arresto: “Il silenzio è il miglior alleato delle mafie, e noi non staremo zitti”.

La mobilitazione: la solidarietà della “Rete No Bavaglio. “Il provvedimento ha sollevato un’ondata di sdegno e una risposta compatta da parte della società civile e dei colleghi. In prima fila l’Ordine dei Giornalisti e dell’Ass.ne Articolo21, la Rete NoBavaglio (Liberi di essere Informti) ha espresso una solidarietà netta e militante verso Trocchia. La Rete NoBavaglio ha sottolineato come la protezione fisica sia necessaria, ma non sufficiente se non accompagnata da una protezione legale e politica. In una nota di chiusura, la Rete ha ribadito l’importanza di fare muro comune: “La scorta a Nello Trocchia ci ricorda che il giornalismo d’inchiesta è un bene pubblico. Esprimiamo tutta la nostra vicinanza a Nello, consapevoli che proteggere lui significa proteggere il diritto di ogni cittadino a essere informato. Non lasceremo solo chi sfida i poteri criminali: contro ogni bavaglio, fisico o giudiziario, la nostra rete continuerà a dare voce alle sue battaglie”.

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