Ogni epoca produce i propri fenomeni da baraccone. Quelli di oggi cercano di trasformare il fascismo in un’opinione rispettabile. E per compiere un trucco così ardito inventato una parola nuova: “remigrazione”.
Perché chiamare deportazione una deportazione sarebbe imbarazzante persino per loro. Richiederebbe il coraggio di assumersi la responsabilità storica e morale delle proprie idee. Molto più comodo nascondersi dietro un termine artificiale, freddo, burocratico, costruito apposta per anestetizzare le coscienze e far sembrare ragionevole ciò che ragionevole non è.
La remigrazione è il tentativo disperato di dare una verniciata di modernità a una delle idee più schifose e miserevoli prodotte dal nazifascismo: che esistano esseri umani meno degni di altri di appartenere a una comunità nazionale. Perché a parte i neologismi di questo si tratta.
Non siamo davanti a una proposta politica. Siamo davanti a una patologia culturale che si traveste da progetto di governo. Un’ossessione identitaria che riduce persone in carne e ossa a categorie etniche da catalogare, selezionare ed eventualmente espellere.
E la cosa più grottesca è che i promotori di queste teorie pretendono pure di essere considerati innovatori.
Niente di tutto questo.
Non c’è nulla di rivoluzionario nel riesumare idee che la storia ha già scaricato dentro le fogne. Non c’è nulla di coraggioso nel prendersela con i più deboli. Non c’è nulla di anticonformista nel ripetere slogan che sembrano usciti da un magazzino della propaganda degli anni Trenta. C’è solo l’eterno fascismo italiano.
Del resto la manifestazione di Roma ha offerto la rappresentazione perfetta del fenomeno. Saluti romani. Cori al Duce. Simboli e richiami fascisti.
L’ennesima compagnia uscita per l’occasione dal buio che passa metà del proprio tempo a sostenere che il fascismo è morto e l’altra metà a celebrarlo.
E qui una domanda resta sospesa nell’aria: quanti di questi bonobi sono stati identificati per apologia del fascismo? O vale la regola secondo cui la legge deve essere severa con chi protesta per i diritti e sorprendentemente miope con chi fa il cosplay di fascisti su Marte del geniale Guzzanti?
In questo circo politico sempre più avvilente prosperano personaggi come Roberto Vannacci, trasformato da una parte della destra in una specie di profeta dell’ovvio travestito da eretico in vestaglia damascata. Da anni propone una visione del mondo fondata sulla distinzione tra chi sarebbe autenticamente parte della comunità e chi invece dovrebbe continuamente giustificare la propria esistenza.
La cosa sorprendente non è ciò che dice. Idee simili esistono purtroppo da oltre un secolo. La cosa sorprendente è che nel 2026 ci sia ancora chi scambia questi abomini per profondità intellettuale.
Ciò che viene venduto come coraggio è spesso pregiudizio. Ciò che viene presentato come libertà di parola è semplicemente la libertà di colpire sempre gli stessi bersagli. Ciò che viene definito buonsenso assomiglia molto a un vecchio armadio pieno di paure, rancori, scheletri e ossessioni.
La remigrazione, in fondo, è questo.
La prova che purtroppo certe idee non muoiono mai davvero. Marciscono.
E ogni tanto qualcuno esce dal tombino in cui la storia l’ha relegato, sente il cattivo odore diffondersi e prova a convincere il resto del Paese che sia il profumo del futuro.
Non lo è.
È soltanto la puzza di un passato fascista che rifiuta ostinatamente di restare sepolto dove dovrebbe.
Roberto Alicandri



