La mappa della criminalità nel Lazio nella relazione della DIA

Un quadro sempre più preoccupante quello che emerge dall’ultima relazione semestrale al parlamento della Direzione investigativa Antimafia.  Forti nella capitale le influenze di clan campani, calabresi e siciliani, ma anche i clan autoctoni dei Casamonica, Di Silvio, Spada e Fasciani. Sul litorale di Anzio e Nettuno insistono le cosche di Guardavalle (CZ), in sinergia con esponenti delle famiglie Romagnoli-Cugini di Roma e Andreacchio di Nettuno.

Questa la relazione della DIA

Lazio “Il territorio del Lazio costituisce il teatro di una interazione e coesistenza, dal punto di vista criminale, di fenomenologie di diversa matrice. Si registrano, infatti, proiezioni delle organizzazioni mafiose tradizionali, tra le quali la ‘ndrangheta, che mantengono legami storici con le consorterie calabresi. I rapporti tra le diverse organizzazioni criminali sembrano svilupparsi su un piano paritario di accettazione reciproca e finanche di fattiva collaborazione. Emblematica, in proposito, l’operazione “Luna Nera”135 della Guardia di Finanza, che ha colpito la cosca RANGO ZINGARI di Cosenza. Le indagini, concluse nel mese di maggio con l’esecuzione di diversi provvedimenti cautelari e di un sequestro di beni per oltre 16 milioni di euro, hanno disvelato come un imprenditore romano, titolare di una società situata sulla via Tiburtina della Capitale – nella cui sede venivano pianificate estorsioni, attività usurarie e di riciclaggio – fosse risultato contiguo, oltre che alla menzionata cosca RANGO-ZINGARI, anche ad ambienti di stampo camorristico (clan SENESE) e della criminalità romana (CASAMONICA e famiglia CORDARO di Tor Bella Monaca). L’imprenditore si sarebbe, peraltro, avvalso della cosca di ’ndrangheta per reclutare “agenti di riscossione crediti”, maggiormente convincenti nel caso di ritardi dei pagamenti. Restando sulla Capitale, viene segnalata l’operatività della ‘ndrina FIARÉ di San Gregorio di Ippona (VV) – legata al clan MANCUSO – presente in varie zone del centro e attiva nell’acquisizione e nella gestione, a fini di riciclaggio, di attività commerciali ed imprenditoriali.

Sul punto, si rammenta la già citata operazione “Stammer”, del mese di gennaio, nell’ambito della quale ancora la Guardia di Finanza ha sgominato una vasta organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti dalla Colombia via Spagna. Il sodalizio, partecipato dalle ‘ndrine di Gioia Tauro e della provincia di Crotone, risultato satellite del clan MANCUSO, era attivo, oltre che in Calabria e nel Lazio, anche in Sicilia, Campania, Toscana, Emilia Romagna e Lombardia. Sempre a Roma si segnala la ‘ndrina ALVARO-PALAMARA, cosca della provincia di Reggio Calabria, inserita nei settori della ristorazione e delle acquisizioni immobiliari. Nell’area di Spinaceto e Tor de’ Cenci si registra la presenza delle cosche crotonesi ARENA e reggine BELLOCCO, PIROMALLI e MOLÈ, nonché MAZZAGATTI-POLIMENI-BONARRIGO di Oppido Mamertina (RC), tutte attive nel traffico di stupefacenti e nel riciclaggio. Nel mese di aprile, la Guardia di Finanza ha eseguito, proprio nei confronti di un esponente di spicco della citata ‘ndrina MAZZAGATTI-POLIMENI-BONARRIGO, un provvedimento di sequestro emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale Ordinario di Roma su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia capitolina. Le indagini hanno accertato come la cosca, attraverso un affiliato, a partire dagli anni ’90 avesse esteso i propri interessi nel Lazio e, in particolare, nel territorio dei Castelli Romani. Qui, infatti, venivano riciclati i capitali illeciti, anche reinvestendo, attraverso prestanome compiacenti, in immobili acquisiti a seguito di aste giudiziarie e procedure fallimentari. In questo caso, sono state riscontrate collusioni con professionisti compiacenti. Compagini legate alle ‘ndrine reggine PELLE, PIZZATA e STRANGIO ed al clan MUTO di Cetraro (CS) sarebbero, invece, specializzate nell’usura, nelle estorsioni, nelle rapine, nel traffico di stupefacenti ed armi, con il supporto anche di pregiudicati romani. Si registra, ancora, l’operatività della locale di Laureana di Borrello, formata dalle famiglie FERRENTINO-CHINDAMO e LAMARI. La ‘ndrina PIROMALLI di Gioia Tauro (RC) eserciterebbe, invece, i propri interessi nel comparto agroalimentare del basso Lazio. Sul litorale di Anzio e Nettuno insistono le cosche di GUARDAVALLE (CZ), in sinergia con esponenti delle famiglie ROMAGNOLI-CUGINI di Roma e ANDREACCHIO di Nettuno, gruppi per lo più dediti al traffico di stupefacenti. In proposito, nel mese di febbraio la Guardia di Finanza ha sottoposto a sequestro il patrimonio mobiliare ed immobiliare, del valore stimato di oltre 800 mila euro, nei confronti di alcuni soggetti operanti nei comuni di Anzio e Nettuno, contigui alle menzionate cosche di GUARDAVALLE. In provincia di Latina si segnalano, ad Aprilia, gli ALVARO, a Fondi, i BELLOCCO, nonché i LA ROSA-GARRUZZO e i TRIPODO.

CRIMINALITÀ ORGANIZZATA CALABRESE 58 Nei confronti di un esponente di quest’ultima cosca, da anni presente ed operante nel sud-pontino, nel mese di marzo la Guardia di Finanza ha eseguito, su Fondi, il sequestro di un patrimonio mobiliare, immobiliare e societario (costituito, tra l’altro, da 2 società esercenti l’attività di “pulizie” e 2 di “trasporto merci per conto terzi”, 15 fabbricati e 9 terreni) del valore di circa 3 milioni di euro. Infine, sulla provincia di Viterbo, sebbene non interessata da casi di infiltrazione della criminalità organizzata, si sono colte, in passato, presenze di soggetti riconducibili alle famiglie vibonesi BONAVOTA, reggine MAMMOLITI, ROMEO e PELLE, nonché alla locale di Gallicianò”.