Triste assistere al paesaggio che cambia. La cocciniglia tartaruga (Toumeyella parvicornis) ha colpito gravemente le pinete di pino domestico (Pinus pinea) in Italia, con epicentro nel Lazio (in particolare a Roma, dove ha colpito l’80% dei pini), in Toscana e in Campania. L’infestazione sta devastando pinete litoranee, aree urbane, parchi storici e i filari di pini sulle strade.
Nel Lazio le aree più colpite sono state quelle:
di Roma e Provincia: Aree storiche e parchi (Aventino, San Saba, Fori Imperiali, Caracalla, Appia Antica) e il litorale (Castelfusano, Ostia, Pineta Sacchetti).
Litorale Laziale: Vaste zone costiere, incluse le pinete di Lido dei Pini tra Anzio e Ardea e quella della Campana a Nettuno.
La diffusione di questo insetto in Italia, risale ad 8-10 fa, proveniente dal nord America. Si è sviluppato rapidamente trovando un habitat favorevole e soprattutto in assenza di antagonisti naturali. La lotta alla cocciniglia del pino, in particolare alla cocciniglia tartaruga (Toumeyella parvicornis), è estremamente difficile e spesso considerata inefficace su larga scala a causa di una combinazione di fattori biologici del parassita e limitazioni pratiche nei trattamenti. Sebbene non sia biologicamente “impossibile” curare una singola pianta con iniezioni mirate, debellarla in un intero ecosistema o su pini di grandi dimensioni è quasi irrealizzabile.
Ecco i motivi principali:
Protezione cerosa impenetrabile: La cocciniglia, una volta insediata, produce uno scudo ceroso (che le dà l’aspetto di una tartaruga) sotto il quale vive e depone le uova. Questo guscio protegge l’insetto dai comuni insetticidi a contatto, rendendo inefficaci le normali irrorazioni.
Ciclo vitale nascosto: Le femmine si posizionano nelle fessure della corteccia e sulla pagina inferiore degli aghi, luoghi difficili da raggiungere. Inoltre, producono più generazioni all’anno, fino a cinque, rendendo necessaria una tempistica dei trattamenti estremamente precisa, che spesso non coincide con la disponibilità degli operatori.
Altezza e dimensioni dei pini: I pini domestici sono alberi alti, rendendo difficile, pericoloso e inefficace spruzzare insetticidi su tutta la chioma. Spesso non si riesce a coprire la totalità della pianta, lasciando sacche di parassiti che ricolonizzano l’albero.
Limitazioni ambientali e normative: In aree urbane, parchi o zone protette, l’uso di insetticidi sistemici a largo spettro è vietato o limitato per proteggere la salute umana, le api e altri insetti impollinatori.
Elevata capacità di diffusione: La cocciniglia si diffonde facilmente attraverso il vento, gli uccelli o il movimento di materiale legnoso infestato (potature non gestite correttamente), rendendo vani i trattamenti localizzati se l’area circostante rimane infetta.
Come si sta provando a gestire il problema (endo-terapia)
L’unica tecnica realmente efficace, sebbene.molto costosa, è l’endo-terapia (iniezioni nel tronco). Questo metodo immette l’insetticida direttamente nel sistema vascolare del pino, trasportandolo fino agli aghi e uccidendo l’insetto dall’interno, superando lo scudo ceroso. Tuttavia, questo richiede personale specializzato e non è applicabile su tutti i pini, specialmente in boschi estesi.
In sintesi, la cocciniglia del pino è difficile da curare perché è un parassita molto ben protetto, si riproduce velocemente ed è posizionato su alberi alti in contesti difficili da trattare chimicamente in modo estensivo.
La Riforestazione. Le pinete morte rappresentano un pericolo (caduta alberi) quindi è urgente intervenire nelle aeree aperte al pubblico e sulle strade. Nel contempo si rende necessario un programma Nazionale di Riforestazione. Questa deve essere gestita sostituendo le essenze con specie più resistenti e magari diversificando e inserendo specie autoctone o più resilienti e/o più adatte al nuovo contesto del cambiamento climatico.



